Manuale di Live Systems

A proposito

1. A proposito di questo manuale

1.1 Per gli impazienti
1.2 Glossario
1.3 Autori
1.4 Contribuire a questo documento
1.4.1 Applying changes
1.4.2 Traduzione

2. About the Live Systems Project

2.1 Motivazioni
2.1.1 Cosa c'è di sbagliato con gli attuali sistemi live
2.1.2 Perché creare il proprio sistema live?
2.2 Filosofia
2.2.1 Solamente pacchetti da Debian "main", inalterati.
2.2.2 Nessun pacchetto di configurazione per il sistema live
2.3 Contatti

Utente

3. Installazione

3.1 Requisiti
3.2 Installare live-build
3.2.1 Dal repository Debian
3.2.2 Da sorgenti
3.2.3 Da "istantanee"
3.3 Installare live-boot e live-config
3.3.1 Dal repository Debian
3.3.2 Da sorgenti
3.3.3 Da "istantanee"

4. Nozioni di base

4.1 Cos'è un sistema live?
4.2 Scaricare immagini precompilate
4.3 Utilizzare il web builder per le immagini live
4.3.1 Utilizzo del web builder e raccomandazioni
4.4 Primi passi: creare un'immagine ISO ibrida
4.5 Utilizzare un'immagine ISO live ibrida
4.5.1 Masterizzare un'immagine ISO su un supporto fisico
4.5.2 Copiare un'immagine ISO ibrida su una penna USB
4.5.3 Usare lo spazio rimanente su una penna USB
4.5.4 Avviare il supporto live
4.6 Utilizzare una macchina virtuale per le prove
4.6.1 Provare un'immagine ISO con QEMU
4.6.2 Testing an ISO image with VirtualBox
4.7 Creare e utilizzare un'immagine HDD
4.8 Creare un'immagine netboot
4.8.1 Server DHCP
4.8.2 Server TFTP
4.8.3 Server NFS
4.8.4 Come provare una netboot
4.8.5 Qemu

5. Panoramica degli strumenti

5.1 Il pacchetto live-build
5.1.1 Il comando lb config
5.1.2 Il comando lb build
5.1.3 Il comando lb clean
5.2 Il pacchetto live-boot
5.3 Il pacchetto live-config

6. Gestire una configurazione

6.1 Gestire i cambiamenti di configurazione
6.1.1 Perché utilizzare gli script automatici? Cosa fanno?
6.1.2 Esempi d'uso di script automatici
6.2 Clonare una configurazione pubblicata tramite Git.

7. Panoramica sulla personalizzazione

7.1 Configurazione in fase di compilazione e di avvio
7.2 Fasi della creazione
7.3 Integrare la configurazione di lb con dei file
7.4 Personalizzazione dei compiti

8. Personalizzare l'installazione dei pacchetti

8.1 Sorgenti dei pacchetti
8.1.1 Distribuzione, le aree di archivio e le modalità
8.1.2 Mirror delle distribuzioni
8.1.3 Mirror delle distribuzioni usati in fase di compilazione
8.1.4 Mirror delle distribuzioni usate durante l'esecuzione
8.1.5 Repository addizionali
8.2 Scegliere i pacchetti da installare
8.2.1 Elenchi di pacchetti
8.2.2 Usare metapacchetti
8.2.3 Elenchi locali dei pacchetti
8.2.4 Elenchi locali di pacchetti binari
8.2.5 Elenchi di pacchetti generati
8.2.6 Usare condizioni all'interno degli elenchi di pacchetti
8.2.7 Removing packages at install time
8.2.8 Task per desktop e lingua
8.2.9 Tipi e versioni del kernel
8.2.10 Kernel personalizzati
8.3 Installare pacchetti modificati o di terze parti
8.3.1 Utilizzare packages.chroot per installare pacchetti personalizzati
8.3.2 Utilizzare un repository APT per installare pacchetti personalizzati
8.3.3 Pacchetti personalizzati e APT
8.4 Configurare APT in fase di compilazione
8.4.1 Scegliere apt o aptitude
8.4.2 Utilizzare un proxy con APT
8.4.3 Modificare APT per risparmiare spazio
8.4.4 Passare opzioni ad apt o aptitude
8.4.5 APT pinning

9. Personalizzazione dei contenuti

9.1 Include
9.1.1 Live/chroot include locali
9.1.2 Include locali binari
9.2 Hook
9.2.1 Live/chroot hook locali
9.2.2 Hook in fase di avvio
9.2.3 Hook binari locali
9.3 Preconfigurare le domande di Debconf

10. Personalizzare i comportamenti durante l'esecuzione

10.1 Personalizzare l'utente live
10.2 Personalizzare la localizzazione e la lingua
10.3 Persistenza
10.3.1 Il file persistence.conf
10.3.2 Utilizzare più di un'archiviazione persistente

11. Personalizzare l'immagine binaria

11.1 Bootloader
11.2 Metadati ISO

12. Personalizzare l'Installatore Debian

12.1 Tipologie dell'Installatore Debian
12.2 Personalizzare il Debian Installer con la preconfigurazione
12.3 Personalizzare il contenuto dell'Installatore Debian

Progetto

13. Contribuire al progetto

13.1 Applicare le modifiche

14. Segnalare bug

14.1 Problemi noti
14.2 Ricompilare da zero
14.3 Usare pacchetti aggiornati
14.4 Raccogliere informazioni
14.5 Se possibile isolare il caso non andato a buon fine
14.6 Segnalare il bug del pacchetto giusto
14.6.1 Durante la compilazione mentre esegue il bootstrap
14.6.2 Durante la compilazione mentre installa i pacchetti
14.6.3 In fase di avvio
14.6.4 In fase di esecuzione
14.7 Fare la ricerca
14.8 Dove segnalare i bug

15. Lo stile nello scrivere codice

15.1 Compatibilità
15.2 Rientri
15.3 Ritorno a capo
15.4 Variabili
15.5 Varie

16. Procedure

16.1 Rilasci importanti
16.2 Rilasci minori
16.2.1 Ultimo rilascio minore di un rilascio di Debian.
16.2.2 Modello per l'annuncio di un rilascio minore.

17. Repository Git

17.1 Gestire repository multipli

Esempi

18. Esempi

18.1 Usare gli esempi
18.2 Tutorial 1: un'immagine predefinita
18.3 Tutorial 2: servizio browser web
18.4 Tutorial 3: un'immagine personalizzata
18.4.1 Prima revisione
18.4.2 Seconda revisione
18.5 Un client Kiosk VNC
18.6 Un'immagine base per una chiavetta USB da 128MB
18.7 Un desktop GNOME localizzato e l'installatore

Appendice

19. Style guide

19.1 Guidelines for authors
19.1.1 Linguistic features
19.1.2 Procedures
19.2 Guidelines for translators
19.2.1 Translation hints

Metadata

Manuale di Live Systems

Utente

4. Nozioni di base

Questo capitolo contiene una breve panoramica del processo di generazione e le istruzioni per utilizzare i tre tipi di immagine più comunemente utilizzati. La tipologia di immagine più versatile, iso-hybrid, può essere usata su una macchina virtuale, supporto ottico o dispositivo di archiviazione portatile USB. In alcuni casi particolari, come spiegato più avanti, la hdd potrebbe essere più adatta. Il capitolo termina con le istruzioni per costruire e usare un'immagine di tipo netboot, che è un poco più complessa a causa del setup richiesto sul server. Si tratta di un argomento leggermente avanzato per chi non ha familiarità con l'avvio da rete, ma è incluso qui perché, una volta che il setup è stato fatto, è un modo molto comodo per collaudare e distribuire immagini facendo il boot nella rete locale senza la seccatura di doversi occupare dei mezzi di divulgazione dell'immagine.

In tutto il capitolo faremo spesso riferimento ai nomi dei file predefiniti creati da live-build. Se invece si scarica un'immagine precompilata, i nomi possono variare.

4.1 Cos'è un sistema live?

Per sistema live generalmente si intende un sistema operativo che può essere avviato da un supporto rimovibile, come un CD-ROM o una chiavetta USB oppure da una rete, pronto per l'uso senza alcuna installazione su hard disk con una configurazione automatica fatta durante l'esecuzione (vedere Glossario).

With live systems, it's an operating system, built for one of the supported architectures (currently amd64 and i386). It is made from the following parts:

È possibile usare live-build per creare l'immagine di sistema secondo le proprie specifiche, scegliere un kernel Linux, il suo initrd ed un bootloader per avviarli, tutto in un unico formato che dipende dal mezzo (immagini ISO9660, immagine disco, ecc.)

4.2 Scaricare immagini precompilate

Nonostante l'obiettivo di questo manuale è di sviluppare e creare le proprie immagini live si potrebbe semplicemente voler provare una di quelle precompilate, sia come introduzione al loro uso o per costruirne una propria. Queste immagini sono create utilizzando il nostro repository git live-imagesy e i rilasci ufficiali di stable pubblicati all'indirizzo ‹http://www.debian.org/CD/live/›. In aggiunta, all'indirizzo ‹http://live-systems.org/cdimage/release/› sono disponibili le versioni vecchie e future e le immagini non ufficiali contenenti firmware e driver non-free.

4.3 Utilizzare il web builder per le immagini live

Come servizio alla comunità, all'indirizzo ‹http://live-build.debian.net/› abbiamo un servizio web per la creazione di immagini live, il sito è mantenuto col massimo sforzo possibile. Sebbene ci impegnamo nel tenerlo aggiornato e funzionante e notifichiamo eventuali interruzioni, non possiamo garantire al 100% la sua disponibilità o una compilazione veloce dell'immagine; occasionalmente il servizio potrebbe avere problemi che richiedono tempo per essere risolti. Se si hanno problemi o domande in proposito contattarci fornendo il link della propria compilazione.

4.3.1 Utilizzo del web builder e raccomandazioni

Attualmente l'interfaccia web non previene l'uso di combinazioni non valide di opzioni, in particolare dove la modifica di un'opzione (ovvero usando live-build direttamente) cambia i valori predefiniti di altre opzioni elencate nel form web, il web builder non modifica questi default. Se si cambia --architectures da i386 a amd64 è necessario modificare l'opzione --linux-flavours corrispondente da 486 a amd64. Per ulteriori dettagli sulla versione installata sul web builder consultare la pagina di manuale di lb_config; il numero della versione è scritto al fondo della pagina.

Le tempistiche fornite dal web builder sono solo una stima approssimata e possono non riflettere quanto realmente ci vorrà per compilare, né vengono aggiornate una volta apparse. Vi preghiamo di essere pazienti e di non aggiornare la pagina dopo aver commissionato la compilazione in quanto invierà la richiesta per una nuova operazione con gli stessi parametri. Se, dopo aver aspettato a sufficienza e verificato che l'email non sia finita nello spam, non ricevete alcuna notifica allora contattateci.

Il web builder ha un limite di tipologie di immagini creabili, mantenendosi semplice e efficiente da utilizzare e manutenere. Le personalizzazioni non sono fornite dall'interfaccia web, il resto di questo manuale sipega come creare le proprie immagini tramite live-build.

4.4 Primi passi: creare un'immagine ISO ibrida

Indipendentemente dal tipo di immagine, per crearne una è necessario eseguire ogni volta la stessa procedura. Come primo esempio si creerà una directory di lavoro, vi si entrerà e si eseguirà la seguente sequenza di comandi di live-build per creare un'immagine ISO ibrida di base contenente un sistema live predefinito senza X.org. È adatta per essere masterizzata su CD o DVD e anche per essere copiata su una penna USB.

Il nome della directory di lavoro è arbitrario ma guardando gli esempi usati da live-manual è una buona idea utilizzare un nome che aiuta a identificare in qualsiasi directory l'immagine su cui si sta lavorando, in particolar modo se si stanno sperimentando tipi di di immagine differenti. In questo caso stiamo creando un sistema predefinito quindi chiamiamolo ad esempio live-default.

$ mkdir live-default && cd live-default

Dopodiché eseguire il comando lb config, il quale creerà una gerarchia "config/" nella directory corrente e che verrà utilizzata da altri comandi:

$ lb config

Non viene passato alcun parametro a lb config, in modo da utilizzare le impostazioni predefinite per le varie opzioni, vedere Il comando lb config) per maggiori dettagli.

Ora che si ha una gerarchia "config/" si può generare l'immagine con il comando lb build:

# lb build

Questo processo può richiedere tempo, a seconda della velocità del vostro computer e della connessione di rete. Una volta completato, nell'attuale directory ci sarà un file immagine binary.hybrid.iso pronto da usare.

4.5 Utilizzare un'immagine ISO live ibrida

Dopo aver costruito o scaricato un'immagine ISO ibrida, ottenibile all'indirizzo ‹http://www.debian.org/CD/live/›, il passo successivo è preparare il supporto per l'avvio, che sia esso un CD-R(W), un DVD-R(W) o una penna USB.

4.5.1 Masterizzare un'immagine ISO su un supporto fisico

Masterizzare un'immagine ISO è semplice, basta installare xorriso e utilizzarlo da riga di comando; ad esempio:

# apt-get install xorriso

$ xorriso -as cdrecord -v dev=/dev/sr0 blank=as_needed binary.hybrid.iso

4.5.2 Copiare un'immagine ISO ibrida su una penna USB

ISO images prepared with xorriso, can be simply copied to a USB stick with the cp program or an equivalent. Plug in a USB stick with a size large enough for your image file and determine which device it is, which we hereafter refer to as ${USBSTICK}. This is the device file of your key, such as /dev/sdb, not a partition, such as /dev/sdb1! You can find the right device name by looking in dmesg's output after plugging in the stick, or better yet, ls -l /dev/disk/by-id.

Once you are certain you have the correct device name, use the cp command to copy the image to the stick. This will definitely overwrite any previous contents on your stick!

$ cp binary.hybrid.iso ${USBSTICK}

$ sync

4.5.3 Usare lo spazio rimanente su una penna USB

To use the remaining free space after copying binary.hybrid.iso to a USB stick, use a partitioning tool such as gparted or parted to create a new partition on the stick. The first partition will be used by the live system.

# gparted ${USBSTICK}

Dopo aver creato la partizione, dove ${PARTITION} è il nome della partizione, ad esempio /dev/sdb2, si deve creare su di essa un filesystem. Una scelta possibile potrebbe essere ext4.

# mkfs.ext4 ${PARTITION}

Nota: se si desidera utilizzare lo spazio extra con Windows pare che questo sistema operativo non possa accedere a nessuna partizione eccetto la prima. Alcune soluzioni a questo problema sono state discusse sulla nostra mailing list, ma non sembrano esserci risposte semplici.

Ricorda: ogni volta che si installa un nuovo file binary.hybrid.iso sulla penna, tutti i dati sulla chiavetta saranno persi perché la tabella delle partizioni viene sovrascritta con i contenuti dell'immagine, per cui salvare prima la propria partizione extra in modo da ripristinarla dopo l'aggiornamento dell'immagine live.

4.5.4 Avviare il supporto live

La prima volta che si avvia il supporto live, CD, DVD, penna USB o PXE, può essere necessario impostare il BIOS del computer, ma giacché questi variano parecchio in opzioni e scorciatoie, non siamo in grado di descriverli. Alcuni BIOS offrono un menu per selezionare il device in fase di boot, in caso sia disponibile nel vostro sistema è il modo più semplice. Altrimenti è necessario accedere alla sua configurazione e modificare l'ordine di avvio per posizionare la periferica di boot del sistema live prima di quella usuale.

Avviando il supporto si otterrà un menu, premendo il tasto enter il sistema partirà utilizzando la voce Live e le opzioni predefinite. Per ulteriori informazioni sulle opzioni di boot, si veda la voce "help" nel menu e le pagine di manuale di live-boot e live-config all'interno del sistema.

Supponendo di aver selezionato Live e avviato l'immagine desktop predefinita, dopo i messaggi di avvio si dovrebbe automaticamente accedere all'account user e avere il desktop pronto all'uso. Se invece si è avviata un'immagine per la sola console, come le immagini precompilate standard o rescue, si accederà alla console dell'account user ed avere un prompt di shell pronto da usare.

4.6 Utilizzare una macchina virtuale per le prove

Per lo sviluppo delle immagini live, può essere un notevole risparmio di tempo eseguirle in una macchina virtuale (VM). Non senza qualche raccomandazione:

A condizione che si possa lavorare entro questi vincoli, cercare il software disponibile per la virtualizzazione e scegliere quello adatto alle proprie necessità.

4.6.1 Provare un'immagine ISO con QEMU

Il programma più versatile in Debian è QEMU. Se il processore gestisce la virtualizzazione hardware utilizzare il pacchetto qemu-kvm; la descrizione elenca brevemente i requisiti.

Per prima cosa installare qemu-kvm o altrimenti qemu, nel qual caso il nome del programma nei successivi sarà qemu invece di kvm. Il pacchetto qemu-utils è inoltre utile per creare immagini di dischi virtuali con qemu-img.

# apt-get install qemu-kvm qemu-utils

Avviare un'immagine ISO è semplice:

$ kvm -cdrom binary.hybrid.iso

Per maggiori dettagli si vedano le pagine di manuale.

4.6.2 Testing an ISO image with VirtualBox

Per provare la ISO con virtualbox:

# apt-get install virtualbox virtualbox-qt virtualbox-dkms

$ virtualbox

Creare una nuova macchina virtuale, modificare le impostazione di archiviazione in modo da usare binary.hybrid.iso come dispositivo CD/DVD, e avviare la macchina.

Nota: per sistemi live contenenti X.org che si vogliono provare con virtualbox, si può voler includere il pacchetto dei driver per X.org di VirtualBox, virtualbox-guest-dkms e virtualbox-guest-x11, nella configurazione di live-build. In caso contrario la risoluzione è limitata a 800x600.

$ echo "virtualbox-guest-dkms virtualbox-guest-x11" >> config/package-lists/my.list.chroot

Per far funzionare il pacchetto dkms vanno anche installati gli header per il kernel utilizzato nell'immagine. Anziché indicare manualmente il pacchetto linux-headers adeguato nell'elenco dei pacchetti creato prima, la selezione può essere fatta automaticamente da live-build.

  $ lb config --linux-packages "linux-image linux-headers"

4.7 Creare e utilizzare un'immagine HDD

La creazione di un'immagine HDD è simile alla ISO ibrida sotto tutti gli aspetti ad eccezione della necessità di specificare l'opzione -b hdd e che il nome del file risultante è binary.img e non può essere masterizzato. È adatta per avviarsi da chiavette USB, dischi rigidi USB, e da svariati altri dispositivi di archiviazione portatili. In genere per questo scopo può essere usata un'immagine ISO ibrida, ma se si ha un BIOS che non supporta le immagini ibride allora occorre un'immagine HDD.

Nota: se si è creata un'immagine ISO ibrida con gli esempi precedenti, occorre pulire la directory di lavoro con il comando lb clean (vedere Il comando lb clean):

# lb clean --binary

Eseguire il comando lb config come prima, questa volta specificando però il tipo di immagine HDD:

$ lb config -b hdd

Creare ora l'immagine con il comando lb build:

# lb build

Quando la costruzione è terminata dovrebbe essere presente un file binary.img nella directory corrente.

L'immagine binaria generata contiene una partizione VFAT e il bootloader syslinux, pronti per essere scritti direttamente su un dispositivo USB. Ricordarsi che utilizzare un'immagine HDD è come utilizzare un'immagine ISO ibrida via USB, seguire le istruzioni contenute in Utilizzare un'immagine live ISO ibrida tenendo però conto che il nome del file sarà binary.img invece di binary.hybrid.iso.

Allo stesso modo, per provare un'immagine HDD con Qemu, installare qemu come descritto in Provare un'immagine ISO con QEMU; quindi eseguire kvm o qemu, a seconda di quale versione è necessaria al sistema ospitante, specificando binary.img come disco rigido principale.

$ kvm -hda binary.img

4.8 Creare un'immagine netboot

La seguente sequenza di comandi creerà un'immagine netboot di base contenente un sistema live predefinito senza X.org. È adatta per il boot tramite rete.

Nota: se qualcuno tra gli esempi precedenti è stato seguito, bisogna pulire la directory di lavoro con il comando lb clean:

# lb clean

In this specific case, a lb clean --binary would not be enough to clean up the necessary stages. The cause for this is that in netboot setups, a different initramfs configuration needs to be used which live-build performs automatically when building netboot images. Since the initramfs creation belongs to the chroot stage, switching to netboot in an existing build directory means to rebuild the chroot stage too. Therefore, lb clean (which will remove the chroot stage, too) needs to be used.

Per configurare l'immagine per l'avvio da rete, eseguire il comando lb config come segue:

$ lb config -b netboot --net-root-path "/srv/debian-live" --net-root-server "192.168.0.2"

Diversamente dalle immagini ISO e HDD, il boot via rete non fornisce un'immagine del filesytem al client, perciò i file devono essere forniti via NFS. Con lb config si possono scegliere filesystem di rete diefferenti. Le opzioni --net-root-path e --net-root-server specificano, rispettivamente, il percorso e il server del server NFS dove l'immagine del filesystem sarà situata all'avvio. Accertarsi che questi siano impostati su valori adeguati alla propria rete.

Creare ora l'immagine con il comando lb build:

# lb build

In un avvio tramite rete, il client esegue una piccola parte di software che normalmente risiede sulla EPROM della scheda Ethernet. Questo programma invia una richiesta DHCP per ottenere un indirizzo IP e le informazioni su cosa fare in seguito. In genere il passo successivo è ottenere un bootloader di di livello superiore attraverso il protocollo TFTP. Questi potrebbe essere pxelinux, GRUB, o anche avviare direttamente un sistema operativo come Linux.

For example, if you unpack the generated binary.netboot.tar archive in the /srv/debian-live directory, you'll find the filesystem image in live/filesystem.squashfs and the kernel, initrd and pxelinux bootloader in tftpboot/.

We must now configure three services on the server to enable netbooting: the DHCP server, the TFTP server and the NFS server.

4.8.1 Server DHCP

Si deve configurare il server DHCP della rete per essere sicuri di fornire un indirizzo IP al sistema client che si avvia tramite rete, e notificare la posizione del bootloader PXE.

Ecco un esempio, scritto per un server DHCP ISC isc-dhcp-server nel file di configurazione /etc/dhcp/dhcpd.conf:

# /etc/dhcp/dhcpd.conf - configuration file for isc-dhcp-server

ddns-update-style none;

option domain-name "example.org";
option domain-name-servers ns1.example.org, ns2.example.org;

default-lease-time 600;
max-lease-time 7200;

log-facility local7;

subnet 192.168.0.0 netmask 255.255.255.0 {
   range 192.168.0.1 192.168.0.254;
   filename "pxelinux.0";
   next-server 192.168.0.2;
   option subnet-mask 255.255.255.0;
   option broadcast-address 192.168.0.255;
   option routers 192.168.0.1;
}

4.8.2 Server TFTP

Fornisce al sistema il kernel e il ramdisk iniziale in fase di esecuzione.

Si installi il pacchetto tftpd-hpa, che mette a disposizione tutti i file contenuti in una directory root, di solito /srv/tftp. Affinché si possa disporre dei file contenuti in /srv/debian-live/tftpboot, eseguire il seguente comando come utente root:

# dpkg-reconfigure -plow tftpd-hpa

e inserire la nuova directory del server tftp quando richiesto.

4.8.3 Server NFS

Una volta che il computer ospite ha scaricato e avviato un kernel Linux e caricato il suo initrd, cercherà di montare l'immagine del filesystem Live tramite un server NFS.

Bisogna installare il pacchetto nfs-kernel-server.

Quindi, rendere disponibile l'immagine del filesystem via NFS aggiungendo una riga come la seguente in /etc/exports:

/srv/debian-live *(ro,async,no_root_squash,no_subtree_check)

e comunicare il nuovo export al server NFS con il seguente comando:

# exportfs -rv

Configurare questi tre servizi può essere un po' problematico, serve un attimo di pazienza per farli funzionare assieme. Per ulteriori informazioni vedere il wiki syslinux ‹http://www.syslinux.org/wiki/index.php/PXELINUX› o il manuale del Debian Installer alla sezione per l'avvio TFTP da rete ‹http://d-i.alioth.debian.org/manual/en.i386/ch04s05.html›. Ciò può essere d'aiuto, considerato che il procedimento è molto simile.

4.8.4 Come provare una netboot

La creazione di immagini netboot è resa semplice da live-build, ma provare le immagini su una macchina reale può essere davvero dispendioso in termini di tempo.

Per semplificarsi il vita si può usare la virtualizzazione.

4.8.5 Qemu

Modificare /etc/qemu-ifup:

#!/bin/sh
sudo -p "Password for $0:" /sbin/ifconfig $1 172.20.0.1
echo "Executing /etc/qemu-ifup"
echo "Bringing up $1 for bridged mode..."
sudo /sbin/ifconfig $1 0.0.0.0 promisc up
echo "Adding $1 to br0..."
sudo /usr/sbin/brctl addif br0 $1
sleep 2

Procurarsi o compilare grub-floppy-netboot.

Lanciare qemu con "-net nic,vlan=0 -net tap,vlan=0,ifname=tun0"