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Questo programma è distribuito nella speranza che possa essere utile, ma SENZA ALCUNA GARANZIA, nemmeno la garanzia implicita di COMMERCIABILITÀ o IDONEITÀ PER UN PARTICOLARE SCOPO. Vedere la GNU General Public License per ulteriori dettagli.

Si dovrebbe aver ricevuto una copia della GNU General Public License con questo programma. In caso contrario, vedere http://www.gnu.org/licenses/.

Sui sistemi Debian, il testo completo della GNU General Public License può essere trovato nel file /usr/share/common-licenses/GPL-3.


Manuale di Debian Live

A proposito

1. A proposito di questo manuale

1.1 Per gli impazienti
1.2 Glossario
1.3 Autori
1.4 Contribuire a questo documento
1.4.1 Applicare le patch
1.4.2 Traduzione

2. A proposito del progetto Debian Live

2.1 Motivazioni
2.1.1 Cosa c'è di sbagliato con gli attuali sistemi live
2.1.2 Perché creare il proprio sistema live?
2.2 Filosofia
2.2.1 Solamente pacchetti ufficiali inalterati
2.2.2 Nessun pacchetto di configurazione per il sistema live
2.3 Contatti

Utente

3. Installazione

3.1 Requisiti
3.2 Installare live-build
3.2.1 Dal repository Debian
3.2.2 Da sorgenti
3.2.3 Da 'istantanee'
3.3 live-boot e live-config
3.3.1 Dal repository Debian
3.3.2 Da sorgenti
3.3.3 Da 'istantanee'

4. Nozioni di base

4.1 Che cos'è un sistema live?
4.2 Primi passi: creare un'immagine ISO
4.2.1 Provare un'immagine ISO con Qemu
4.2.2 Provare un'immagine ISO con virtualbox-ose
4.2.3 Masterizzare un'immagine ISO su un supporto fisico
4.3 Creare un'immagine USB/HDD
4.3.1 Copiare un'immagine USB/HDD su una penna USB
4.3.2 Provare un'immagine USB/HDD con Qemu
4.3.3 Usare lo spazio rimanente su una penna USB
4.4 Creare un'immagine netboot
4.4.1 Server DHCP
4.4.2 Server TFTP
4.4.3 Server NFS
4.4.4 Come provare una netboot
4.4.5 Qemu
4.4.6 VMWare Player

5. Panoramica degli strumenti

5.1 live-build
5.1.1 Il comando lb config
5.1.2 Il comando lb build
5.1.3 Il comando lb clean
5.2 Il pacchetto live-boot
5.3 Il pacchetto live-config

6. Gestire una configurazione

6.1 Utilizzare auto per gestire i cambiamenti di configurazione
6.2 Esempi di auto script

7. Panoramica sulla personalizzazione

7.1 Configurazione in fase di compilazione e di avvio
7.2 Fasi della creazione
7.3 Integrare la configurazione di lb con dei file
7.4 Personalizzazione dei compiti

8. Personalizzare l'installazione dei pacchetti

8.1 Sorgenti dei pacchetti
8.1.1 Distribuzione, le aree di archivio e le modalità
8.1.2 Mirror delle distribuzioni
8.1.3 Mirror delle distribuzioni usati in fase di compilazione
8.1.4 Mirror delle distribuzioni usate durante l'esecuzione
8.1.5 Repository addizionali
8.2 Scegliere i pacchetti da installare
8.2.1 Scegliere pochi pacchetti
8.2.2 Elenchi di pacchetti
8.2.3 Elenchi predefiniti di pacchetti
8.2.4 Elenchi locali dei pacchetti
8.2.5 Elenchi locali di pacchetti binari
8.2.6 Estendere un'elenco di pacchetti usando gli include
8.2.7 Usare condizioni all'interno degli elenchi di pacchetti
8.2.8 Task
8.2.9 Task per desktop e lingua
8.3 Installare pacchetti modificati o di terze parti
8.3.1 Utilizzare chroot_local-packages per installare pacchetti personalizzati
8.3.2 Utilizzare un repository APT per installare pacchetti personalizzati
8.3.3 Pacchetti personalizzati e APT
8.4 Configurare APT in fase di costruzione
8.4.1 Scegliere apt o aptitude
8.4.2 Utilizzare un proxy con APT
8.4.3 Modificare APT per risparmiare spazio
8.4.4 Passare opzioni ad apt o aptitude
8.4.5 APT pinning

9. Personalizzazione dei contenuti

9.1 Include
9.1.1 Live/chroot include locali
9.1.2 Include locali binari
9.1.3 Include binari
9.2 Hook
9.2.1 Live/chroot hook locali
9.2.2 Hook in fase di avvio
9.2.3 Hook binari locali
9.3 Preconfigurare le domande di Debconf

10. Personalizzare i comportamenti durante l'esecuzione

10.1 Personalizzare l'utente live
10.2 Personalizzare la localizzazione e la lingua
10.3 Persistenza
10.3.1 Persistenza completa
10.3.2 Mount automatico della home
10.3.3 Istantanee
10.3.4 Sottotesto persistente
10.3.5 Rimasterizzazione parziale

11. Personalizzare l'immagine binaria

11.1 Bootloader
11.2 Metadati ISO

12. Personalizzare il Debian Installer

12.1 Tipologie del Debian Installer
12.2 Personalizzare il Debian Installer con la preconfigurazione
12.3 Personalizzare il contenuto del Debian Installer

Progetto

13. Segnalare bug

13.1 Problemi noti
13.2 Ricostruire da zero
13.3 Usare pacchetti aggiornati
13.4 Raccogliere informazioni
13.5 Se possibile isolare il caso non andato a buon fine
13.6 Segnalare il bug del pacchetto giusto
13.6.1 Durante la compilazione mentre esegue il bootstrap
13.6.2 Durante la compilazione mentre installa i pacchetti
13.6.3 In fase di avvio
13.6.4 In fase di esecuzione
13.7 Fare la ricerca
13.8 Dove segnalare i bug

14. Lo stile nello scrivere codice

14.1 Compatibilità
14.2 Rientri
14.3 Ritorno a capo
14.4 Variabili
14.5 Varie

15. Procedure

15.1 Aggiornamenti degli udeb
15.2 Rilasci importanti
15.3 Rilasci minori
15.3.1 Modello per l'annuncio di un rilascio minore.

Esempi

16. Esempi

16.1 Usare gli esempi
16.2 Tutorial 1: un'immagine standard
16.3 Tutorial 2: servizio browser web
16.4 Tutorial 3: un'immagine personalizzata
16.4.1 Prima revisione
16.4.2 Seconda revisione
16.5 Un client Kiosk VNC
16.6 Un'immagine base per una chiavetta USB da 128M
16.7 Un desktop KDE localizzato e l'installer

Manuale di Debian Live

A proposito

1. A proposito di questo manuale

L'obiettivo di questo manuale è quello di servire da punto di accesso centralizzato per tutta la documentazione relativa al progetto Debian Live; non include documentazione rivolta agli utenti finali sul come usare un sistema Debian Live, se non quella specifica per un sistema live.

Alcuni dei comandi menzionati nel testo devono essere eseguiti con i privilegi di super-utente che possono essere ottenuti diventando utente root tramite su oppure usando sudo. Per distinguere i comandi che possono essere eseguiti come utente normale da quelli che necessitano dei privilegi di super-utente, i comandi sono preceduti rispettivamente da $ o #. Questi simboli non fanno parte del comando.

1.1 Per gli impazienti

Sebbene crediamo che ogni cosa in questo manuale sia importante almeno per alcuni dei nostri utenti, ci rendiamo conto che c'è tanto materiale da trattare e che si potrebbe voler provare il software prima di entrare nei dettagli. Pertanto, abbiamo messo a disposizione nella sezione Esempi tre tutorial progettati per insegnarvi le basi della costruzione e della personalizzazione delle immagini. Si legga innanzitutto Usare gli esempi, seguito da Tutorial 1: un'immagine standard, Tutorial 2: un programma di utilità web browser e, infine, Tutorial 3: un'immagine personalizzata. Alla fine di queste esercitazioni, si avrà un assaggio di ciò che si può fare con Debian Live. Ti invitiamo ad uno studio più approfondito del manuale, magari leggendo in seguito Nozioni di base, sfogliando o saltando Creare un'immagine netboot, e finendo con la lettura di Panoramica sulla personalizzazione e dei capitoli che lo seguono. A questo punto, ci auguriamo che tu sia davvero eccitato da ciò che si può fare con Debian Live e motivato a leggere il resto del manuale, da cima a fondo.

1.2 Glossario
  • Live system: Un sistema operativo che può partire senza installazione su disco rigido. I sistemi live non alterano né il sistema operativo locale (o i sistemi operativi locali) né i file già installati sul disco rigido del computer a meno che lo si faccia volontariamente. I sistemi live vengono solitamente avviati da supporti quali CD, DVD o penne USB; alcuni possono anche avviarsi via rete.
  • Debian Live: Il sotto-progetto Debian che mantiene i pacchetti live-boot, live-build, live-config e live-manual.
  • Debian Live system: Un sistema live che usa software proveniente dal sistema operativo Debian e che può essere lanciato da CD, DVD, supporti USB, via rete (tramite immagini netboot) e via internet (tramite il parametro di boot fetch=URL).
  • Host system: L'ambiente utilizzato per creare il sistema live.
  • Target system: L'ambiente usato per eseguire il sistema live.
  • live-boot: Una raccolta di script usati per avviare sistemi live. live-boot era una parte di live-initramfs.
  • live-build: Una raccolta di script usati per creare sistemi Debian Live personalizzati. live-build era conosciuto come live-helper, ed ancora prima come live-package.
  • live-config: Una raccolta di script usati per configurare un sistema live durante il processo di inizializzazione. live-config era una parte di live-initramfs.
  • live-manual: Questo documento è inserito nel pacchetto chiamato live-manual.
  • Debian Installer (d-i): Il sistema d'installazione ufficiale per la distribuzione Debian.
  • Boot parameters: Parametri che possono essere immessi nel prompt del boot loader per modificare il comportamento del kernel o di live-config.
  • chroot: Il programma chroot, chroot(8), rende possibile eseguire diverse istanze dell'ambiente GNU/Linux su un singolo sistema simultaneamente senza riavviare.
  • Binary image: Un file che contiene il sistema live, come binary.iso o binary.img.
  • Target distribution: La distribuzione su cui sarà basato il sistema live. Può differire dalla distribuzione presente sul proprio computer.
  • Squeeze/Wheezy/Sid (stable/testing/unstable): Nomi in codice per i rilasci Debian; al momento Squeeze è l'attuale stable e Wheezy l'attuale testing. Sid sarà sempre il sinonimo della unstable. In tutto il manuale si tende ad usare i nomi in codice dei rilasci, in quanto questo è ciò che è previsto dagli strumenti stessi.
  • La distribuzione stable contiene l'ultima distribuzione ufficialmente rilasciata da Debian; la testing è il punto di raccolta per i pacchetti della prossima stable. Uno dei principali vantaggi nell'uso di questa distribuzione sta nell'avere software più recente rispetto alla stable. La distribuzione unstable è dove avviene lo sviluppo attivo di Debian; viene generalmente usata dagli sviluppatori o da coloro che amano l'azzardo.

    1.3 Autori

    Lista degli autori (in ordine alfabetico):

  • Ben Armstrong
  • Brendan Sleight
  • Chris Lamb
  • Daniel Baumann
  • Franklin Piat
  • Jonas Stein
  • Kai Hendry
  • Marco Amadori
  • Mathieu Geli
  • Matthias Kirschner
  • Richard Nelson
  • Trent W. Buck
  • 1.4 Contribuire a questo documento

    Questo manuale è pensato come un progetto comunitario e ogni suggerimento e contributo è benvenuto. Il modo migliore per apportare un contributo è di inviarlo alla mailing list. Per maggiori informazioni si veda la sezione Contatti.

    Quando si sottopone un contributo, si prega di indicare chiaramente il detentore del copyright e di includere la licenza. Si noti che, per essere accettato, il contributo deve essere distribuito con la stessa licenza del resto del documento, ovvero la GPL versione 3 o successiva.

    I sorgenti di questo manuale sono mantenuti utilizzando il sistema di controllo Git. Si può visionare la copia più recente eseguendo:

      $ git clone git://live.debian.net/git/live-manual.git

    Prima di sottoporre un contributo, si prega di visionare l'anteprima del proprio lavoro. Per ottenere l'anteprima di live-manual, assicurarsi di avere installati i pacchetti necessari per la sua compilazione eseguendo:

       # apt-get install make po4a sisu-complete libnokogiri-ruby

    Si può compilare il live-manual dalla directory superiore del checkout di Git eseguendo:

       $ make build

    Dato che occorre del tempo per compilare il manuale in tutte le lingue supportate, può risultare conveniente farlo per una sola lingua, ad esempio eseguendo:

       $ make build LANGUAGES=en

    1.4.1 Applicare le patch

    Chiunque può eseguire il commit direttamente sul repository; tuttavia chiediamo di inviare le modifiche più corpose in mailing list, per poterne prima discuterne. Per eseguire il push sul repository, si deve seguire questa procedura:

  • Prelevare la chiave pubblica:
  •    $ mkdir -p ~/.ssh/identity.d
       $ wget http://live.debian.net/other/keys/gitosis@live.debian.net \
           -O ~/.ssh/identity.d/gitosis@live.debian.net
       $ wget http://live.debian.net/other/keys/gitosis@live.debian.net.pub \
           -O ~/.ssh/identity.d/gitosis@live.debian.net.pub
       $ chmod 0600 ~/.ssh/identity.d/gitosis@live.debian.net*

  • Aggiungere la seguente sezione alla propria configurazione di openssh-client:
  •    $ cat >> ~/.ssh/config << EOF
       Host live.debian.net
           Hostname live.debian.net
           User gitosis
           IdentityFile ~/.ssh/identity.d/gitosis@live.debian.net
       EOF

  • Scaricare tramite ssh un clone del manuale:
  •    $ git clone gitosis@live.debian.net:/live-manual.git

  • Dopo aver modificato i file in manual/en/, chiamare il target 'commit' nella directory superiore per bonificare i file ed aggiornare i file di traduzione:
  •    $ make commit

  • Dopo la pulizia è possibile eseguire il commit delle modifiche. Si scrivano messaggi costituiti da frasi in inglese esaurienti ed utili, inizianti con una lettera maiuscola e terminanti con un punto. Solitamente cominceranno con la forma 'Fixing/Adding/Removing/Correcting/Translating', ad esempio.
  •    $ git commit -a -m "Adding a section on applying patches."

  • Inviare il commit al server:
  •    $ git push

    1.4.2 Traduzione

    Per inviare una traduzione per una nuova lingua, seguire questi tre passi:

  • Tradurre i file about_manual.ssi.pot, about_project.ssi.pot e index.html.in.pot nella propria lingua con il proprio editor preferito (tipo poedit). Inviare i file tradotti alla mailing list. Una volta che abbiamo ricevuto il contributo, aggiungeremo la nuova lingua al manuale (fornendo i file po) e la attiveremo per la procedura di compilazione automatica.
  • Una volta che la nuova lingua è stata aggiunta, si può iniziare a tradurre tutti i file po situati in manual/po/, nell'ordine che si preferisce.
  • Non si dimentichi che è necessario dare un make commit per assicurarsi che i manuali tradotti siano aggiornati partendo dai file po, prima di git commit -a e git push.
  • 2. A proposito del progetto Debian Live

    2.1 Motivazioni
    2.1.1 Cosa c'è di sbagliato con gli attuali sistemi live

    Quando Debian Live iniziò erano disponibili svariati sistemi live basati su Debian che tuttora stanno facendo un buon lavoro. Dal punto di vista di Debian molti di essi hanno uno o più dei seguenti svantaggi:

  • Sono progetti non ufficiali, sviluppati al di fuori di Debian.
  • Mischiano differenti distribuzioni come ad esempio: testing e unstable.
  • Supportano solamente i386.
  • Modificano l'aspetto e il comportamento dei pacchetti snellendoli per risparmiare spazio.
  • Includono pacchetti non ufficiali.
  • Forniscono un kernel con patch addizionali che non appartengono a Debian.
  • Sono grandi e lenti a causa delle loro dimensioni e non adatti per operazioni di salvataggio.
  • Non sono disponibili in diversi formati come CD, DVD, penne USB e immagini netboot.
  • 2.1.2 Perché creare il proprio sistema live?

    Debian è il Sistema Operativo Universale: ha un sistema live ufficiale per mostrare e rappresentare ufficialmente il vero, unico e solo sistema Debian con i seguenti principali vantaggi:

  • Sarebbe un sottoprogetto ufficiale Debian.
  • Riflette lo stato (attuale) di una distribuzione.
  • Gira su più architetture possibili.
  • È costituito solo da pacchetti Debian non modificati.
  • Non contiene nessun pacchetto non ufficiale.
  • Usa un kernel Debian inalterato senza patch addizionali.
  • 2.2 Filosofia
    2.2.1 Solamente pacchetti ufficiali inalterati

    Verranno usati solo pacchetti ufficiali dei repository Debian della sezione "main". La sezione non-free non è parte di Debian perciò non possono essere affatto usati per le immagini ufficiali del sistema live.

    Non verrà cambiato nessun pacchetto. Nel caso in cui sarà necessario cambiare qualcosa sarà fatto in coordinazione con il maintainer del pacchetto Debian.

    In via eccezionale i nostri pacchetti come live-boot, live-build o live-config possono temporaneamente essere usati dal nostro repository per ragioni di sviluppo (ad esempio per creare istantanee). Verranno caricati regolarmente in Debian.

    2.2.2 Nessun pacchetto di configurazione per il sistema live

    In questa fase non saranno disponibili né esempi di installazione né configurazioni alternative. Tutti i pacchetti vengono usati con la loro configurazione predefinita così come accade con una regolare installazione di Debian.

    Nel caso in cui serva una configurazione predefinita differente, sarà fatto in coordinazione con il maintainer del pacchetto in Debian.

    Viene fornito un sistema per configurare i pacchetti tramite debconf nel lb config (use --preseed FILE) consentendo di installare pacchetti configurati secondo le proprie preferenze nell'immagine Debian Live personalizzata, ma per le immagini ufficiali verrà usata la configurazione predefinita. Per ulteriori informazioni si veda Panoramica sulla personalizzazione.

    Eccezione: ci sono alcuni cambiamenti essenziali per far nascere un sistema live (ad esempio configurare pam per permettere le password vuote). Queste modifiche essenziali devono essere tenute al minimo possibile e saranno eventualmente aggiunte ai repository Debian.

    2.3 Contatti
  • Mailing list: Il principale contatto del progetto è la mailing list ‹http://lists.debian.org/debian-live/›, si possono inviare email alla lista direttamente a <debian-live@lists.debian.org.> Gli archivi sono disponibili presso ‹http://lists.debian.org/debian-live/›.
  • IRC: Molti utenti e sviluppatori sono presenti sul canale #debian-live su irc.debian.org (OFTC). Quando si pone una domanda su IRC, si prega di essere pazienti nell'ottenere una risposta; se non si riceve risposta scrivere alla mailing list.
  • BTS : Il Debian Bug Tracking System (BTS) contiene i dettagli dei bug riportati dagli utenti e dagli sviluppatori. A ciascun bug viene assegnato un numero, e viene mantenuto finché non è segnato come risolto. Per ulteriori informazioni si veda Segnalare bug.
  • Wiki: Il wiki di Debian Live all'indirizzo ‹http://wiki.debian.org/DebianLive› è un posto dove raccogliere informazioni, discutere di tecnologie applicate e documenti sull'infrastruttura dei sistemi Debian Live che vanno oltre lo scopo di questo manuale.
  • Utente

    3. Installazione

    3.1 Requisiti

    Per costruire immagini Debian Live i requisiti di sistema sono davvero pochi:

  • Accesso come super-utente (root)
  • Una versione aggiornata di live-build
  • Una shell POSIX-compliant, come bash o dash.
  • debootstrap o cdebootstrap
  • Linux 2.6.x
  • Si noti che usare Debian o una distribuzione derivata Debian non è richiesto - live-build funzionerà sostanzialmente su qualsiasi distribuzione che soddisfi i requisiti di cui sopra.

    3.2 Installare live-build

    Si può installare live-build in diversi modi:

  • Dal repository Debian
  • Da sorgenti
  • Da istantanee
  • Se si sta usando Debian, il metodo raccomandato è di installare live-build attraverso il repository Debian.

    3.2.1 Dal repository Debian

    Installare live-build semplicemente come qualsiasi altro pacchetto:

       # apt-get install live-build

    o

       # aptitude install live-build

    3.2.2 Da sorgenti

    live-build è sviluppato usando il sistema di controllo versione Git. Sui sistemi Debian è fornito dal pacchetto git. Per scaricare il codice aggiornato, eseguire:

       $ git clone git://live.debian.net/git/live-build.git

    È possibile costruirsi ed installarsi il proprio pacchetto Debian eseguendo:

       $ cd live-build
       $ dpkg-buildpackage -rfakeroot -b -uc -us
       $ cd ..

    Si installino ora i file .deb appena generati ai quali si è interessati, ad esempio:

       # dpkg -i live-build_2.0.8-1_all.deb

    Si può anche installare live-build direttamente sul proprio sistema eseguendo:

       # make install

    e disinstallarlo con:

       # make uninstall

    3.2.3 Da 'istantanee'

    Se non si desidera generare o installare live-build da sorgenti, è possibile usare le istantanee. Sono costruite automaticamente dall'ultima versione presente su Git e disponibili su ‹http://live.debian.net/debian/›.

    3.3 live-boot e live-config

    Nota: non è necessario installare live-boot o live-config sul proprio sistema per creare sistemi Debian Live personalizzati. Tuttavia, farlo non nuoce.

    3.3.1 Dal repository Debian

    Sia live-boot che live-config sono disponibili dai repository Debian come per l' installazione di live-build.

    3.3.2 Da sorgenti

    Per utilizzare i sorgenti più recenti da Git si può seguire il procedimento seguente. Assicurarsi di conoscere i termini menzionati nel Glossario.

  • Scaricare i sorgenti di live-boot e live-config
  •    $ git clone git://live.debian.net/git/live-boot.git
       $ git clone git://live.debian.net/git/live-config.git

    Consultare la pagine man di live-boot e live-config per i dettagli sulla personalizzazione se questa è il motivo per compilare questi pacchetti dai sorgenti.

  • Costruire un .deb di live-boot e live-config
  • Bisogna costruire o sulla propria distribuzione target, oppure in un chroot contenete la piattaforma target: significa che se il target è Squeeze allora bisogna costruire su Squeeze.

    Utilizzare un builder personale tipo pbuilder o sbuild se si deve costruire live-boot per una distribuzione target diversa dal proprio sistema di build. Ad esempio, per immagini live Squeeze, si generi live-boot in un chroot Squeeze. Se la distribuzione target corrisponde con la distribuzione del proprio sistema di build, si può costruire direttamente sul sistema di build usando dpkg-buildpackage (fornito dal pacchetto dpkg-dev) :

       $ cd live-boot
       $ dpkg-buildpackage -b -uc -us
       $ cd ../live-config
       $ dpkg-buildpackage -b -uc -us

  • Usare il .deb di live-boot generato
  • Siccome live-boot e live-config sono installati dal sistema live-build, installare il pacchetto nel sistema host non è sufficiente: occorre trattare il .deb generato come un qualsiasi altro pacchetto su misura. Per maggiori informazioni si veda Personalizzare l'installazione dei pacchetti. Si presti particolare attenzione a Repository aggiuntivi.

    3.3.3 Da 'istantanee'

    Si può lasciare che live-build usi automaticamente l'ultima istantanea di live-boot e live-config configurando un repository esterno nella directory di configurazione di live-build. Assumendo che si sia già creato un albero di configurazione con lb config:

       $ lb config --repository live.debian.net

    4. Nozioni di base

    Questo capitolo contiene una breve panoramica del processo di generazione e le istruzioni per utilizzare i tre tipi di immagine più comunemente utilizzati. La tipologia di immagine più versatile, iso-hybrid, può essere usata su una macchina virtuale, supporto ottico o dispositivo di archiviazione portatile USB. In alcuni casi particolari, la usb-hdd potrebbe essere più adatta per i dispositivi USB. Il capitolo termina con le istruzioni per costruire e usare un'immagine di tipo net, che è un poco più complessa a causa del setup richiesto sul server. Si tratta di un argomento leggermente avanzato per chi non ha familiarità con l'avvio da rete, ma è incluso qui perché, una volta che il setup è stato fatto, è un modo molto comodo per collaudare e distribuire immagini facendo il boot nella rete locale senza la seccatura di doversi occupare dei mezzi di divulgazione dell'immagine.

    4.1 Che cos'è un sistema live?

    Per sistema live generalmente si intende un sistema operativo che può essere avviato da un supporto rimovibile, come un CD-ROM o una chiavetta USB, oppure da una rete, pronto per l'uso senza alcuna installazione su hard disk, con una auto-configurazione fatta durante l'esecuzione (vedere Glossario).

    Con Debian Live, si tratta di un sistema operativo Debian GNU/Linux, generato per una delle architetture previste (attualmente amd64, i386, powerpc e sparc). È costituito dalle seguenti parti:

  • Immagine del kernel Linux, comunemente chiamata vmlinuz*
  • Initial RAM disk image (initrd): un disco RAM creato per il boot di Linux, contenente i moduli potenzialmente necessari per montare l'immagine di sistema e alcuni script per farlo.
  • Immagine di sistema: l'immagine del filesystem del sistema operativo. Normalmente è usato un filesystem compresso SquashFS, per minimizzare le dimensioni dell'immagine Debian Live. Si noti che è in sola lettura. Dunque, durante il boot il sistema Debian Live userà un disco RAM e il meccanismo 'unione' per attivare i file in scrittura all'interno del sistema in esecuzione. Ad ogni modo, tutte le modifiche verranno perse con lo spegnimento a meno che non si usi la persistenza opzionale (si veda Persistenza).
  • Bootloader: una piccola porzione di codice predisposto per l'avvio dal supporto scelto, che presenta un prompt o un menu per la selezione di opzioni/configurazioni. Carica il kernel Linux ed il suo initrd da eseguire con un filesystem associato. Possono essere usate diverse soluzioni, in base al supporto di destinazione ed al formato del filesystem contenenti le componenti precedentemente citate: isolinux per il boot da CD o DVD nel formato ISO9660, syslinux per supporti HDD o USB che si avviano da una partizione VFAT, extlinux per le partizioni ext/2/3/4 e btrfs, pxelinux per il netboot PXE, GRUB per partizioni ext2/3/4, ecc.
  • È possibile usare live-build per creare l'immagine di sistema secondo le proprie specifiche, scegliere un kernel Linux, il suo initrd ed un bootloader per avviarli, tutto in un unico formato che dipende dal mezzo (immagini ISO9660, immagine disco, ecc.)

    4.2 Primi passi: creare un'immagine ISO

    La seguente sequenza di comandi di live-build creerà un'immagine ISO ibrida di base contenente soltanto il sistema Debian standard senza X.org. È adatta per essere masterizzata su CD o DVD e anche per essere copiata su una penna USB (come per Copiare un'immagine USB/HDD su una penna USB, specificando l'estensione ".iso" dove è indicato ".img").

    In primo luogo eseguire il comando lb config, il quale creerà una gerarchia "config/" nella directory corrente e che verrà utilizzata da altri comandi:

       $ lb config

    Non passando alcun parametro a lb config, si indica che si intende utilizzare le impostazione predefinite (vedere Il comando lb config).

    Ora che si ha una gerarchia "config/" si può generare l'immagine con il comando lb build:

       # lb build

    Questo processo può richiedere tempo, a seconda della velocità della connessione di rete (vedere Il comando lb build).

    4.2.1 Provare un'immagine ISO con Qemu

    Collaudare una ISO è semplice:

       # apt-get install qemu

       $ qemu -cdrom binary.iso

    4.2.2 Provare un'immagine ISO con virtualbox-ose

    Per provare la ISO con virtualbox-ose:

       # apt-get install virtualbox-ose virtualbox-ose-dkms

       $ virtualbox

    Creare una nuova macchina virtuale, modificare le impostazione di archiviazione in modo da usare binary.iso come dispositivo CD/DVD, ed avviare la macchina.

    Nota: per sistemi live contenenti X.org che si vogliono provare con virtualbox-ose, si può voler includere il pacchetto dei driver per X.org di VirtualBox, virtualbox-ose-guest-x11, nella configurazione di live-build. Altrimenti, la risoluzione è limitata a 800x600.

       $ lb config --packages virtualbox-ose-guest-x11

    4.2.3 Masterizzare un'immagine ISO su un supporto fisico

    Masterizzare un'immagine ISO è semplice:

       # apt-get install wodim

       $ wodim binary.iso

    4.3 Creare un'immagine USB/HDD

    La seguente sequenza di comandi creerà un'immagine USB/HDD di base contenente solo un sistema Debian standard senza X.org. È adatta per avviarsi da chiavette USB, dischi rigidi USB, e da svariati altri dispositivi di archiviazione portatili. In genere per questo scopo può essere usata un'immagine ISO ibrida, ma se si ha un BIOS che non supporta le immagini ibride, o si vuole usare lo spazio rimanente sul supporto per una partizione persistente, allora occorre un'immagine USB/HDD.

    Nota: se si è creata un'immagine ISO con gli esempi precedenti, occorre pulire la directory di lavoro con il comando lb clean (vedere Il comando lb clean):

       # lb clean --binary

    Eseguire il comando lb config con i parametri atti a configurare la struttura config/ per creare un'immagine di tipo USB/HDD:

       $ lb config -b usb-hdd

    Si crei ora l'immagine con il comando lb build:

       # lb build

    4.3.1 Copiare un'immagine USB/HDD su una penna USB

    L'immagine binaria generata contiene una partizione VFAT e il bootloader syslinux, pronti per essere scritti direttamente su una penna USB. Inserire una chiavetta USB con una dimensione maggiore di quella di binary.img e digitare:

       $ dd if=binary.img of=${USBSTICK}

    dove ${USBSTICK} è il nome del device, come /dev/sdb (non una partizione come /dev/sdb1!); si può trovare il nome corretto del device guardando l'output di dmesg dopo aver inserito la chiavetta USB, o meglio ancora ls -l /dev/disk/by-id.

    Questo sovrascriverà definitivamente qualsiasi dato in precedenza sulla chiavetta!

    Nota: come disquisito in precedenza, questo stesso processo può essere usato per immagini di tipo iso-hybrid (con suffisso -hybrid.iso), ma non per le immagini di tipo iso.

    4.3.2 Provare un'immagine USB/HDD con Qemu

       # apt-get install qemu

       $ qemu -hda binary.img

    4.3.3 Usare lo spazio rimanente su una penna USB

    Se si vuole usare lo spazio libero che rimane dopo l'installazione di binary.img, si può usare uno strumento di partizionamento come gparted o parted per creare una nuova partizione sulla penna. La prima partizione verrà utilizzata dal sistema Debian Live.

       # gparted ${USBSTICK}

    Dopo aver creato la partizione, si deve creare su di essa un filesystem. Una scelta possibile potrebbe essere ext4.

       # mkfs.ext4 ${USBSTICK}

    Usare FAT32 se si vuole usare questa partizione dati con Windows.

       # mkfs.vfat -F 32

    Ricorda: ogni volta che si installa un nuovo file binary.img sulla penna, tutti i dati sulla chiavetta saranno persi perché la tabella delle partizioni viene sovrascritta con i contenuti dell'immagine.

    4.4 Creare un'immagine netboot

    La seguente sequenza di comandi creerà un'immagine netboot di base contenente il sistema Debian standard senza X.org. È adatta per il boot tramite rete.

    Nota: se qualcuno tra gli esempi precedenti è stato seguito, bisogna pulire la directory di lavoro con il comando lb clean:

       # lb clean --binary

    Per configurare l'immagine per l'avvio da rete, eseguire il comando lb config come segue:

       $ lb config -b net --net-root-path "/srv/debian-live" --net-root-server "192.168.0.1"

    Diversamente dalle immagini ISO e USB/HDD, il boot via rete non fornisce un'immagine del filesytem al client, perciò i file devono essere forniti via NFS. Le opzioni net-root-path e net-root-server specificano, rispettivamente, il percorso e il server del server NFS dove l'immagine del filesystem sarà situata all'avvio. Accertarsi che questi siano impostati su valori adeguati alla propria rete.

    Si crei ora l'immagine con il comando lb build:

       # lb build

    In un avvio tramite rete, il client esegue una piccola parte di software che normalmente risiede sulla EPROM della scheda Ethernet. Questo programma invia una richiesta DHCP per ottenere un indirizzo IP e le informazioni su cosa fare in seguito. In genere il passo successivo è ottenere un bootloader di di livello superiore attraverso il protocollo TFTP. Questi potrebbe essere pxelinux, GRUB, o anche avviare direttamente un sistema operativo come Linux.

    Per esempio, estraendo l'archivio generato binary-net.tar.gz nella directory /srv/debian-live, si troverà l'immagine del filesystem in live/filesystem.squashfs mentre il kernel, initrd ed il bootloader pxelinux in tftpboot/debian-live/i386.

    Per abilitare l'avvio tramite rete vanno ora configurati tre servizi:i server DHCP, TFTP e NFS.

    4.4.1 Server DHCP

    Si deve configurare il server DHCP della rete per essere sicuri di fornire un indirizzo IP al sistema client che si avvia tramite rete, e notificare la posizione del bootloader PXE.

    Ecco un esempio, scritto per un server DHCP ISC isc-dhcp-server nel file di configurazione /etc/dhcp/dhcpd.conf:

       # /etc/dhcp/dhcpd.conf - configuration file for isc-dhcp-server

       ddns-update-style none;

       option domain-name "example.org";
       option domain-name-servers ns1.example.org, ns2.example.org;

       default-lease-time 600;
       max-lease-time 7200;

       log-facility local7;

       subnet 192.168.0.0 netmask 255.255.255.0 {
         range 192.168.0.1 192.168.0.254;
         next-server servername;
         filename "pxelinux.0";
      }

    4.4.2 Server TFTP

    Fornisce al sistema il kernel e il ramdisk iniziale in fase di esecuzione.

    Si installi il pacchetto tftpd-hpa, che mette a disposizione tutti i file contenuti in una directory root, di solito /srv/tftp. Affinché si possa disporre dei file contenuti in /srv/debian-live/tftpboot, eseguire il seguente comando come utente root:

       # dpkg-reconfigure -plow tftpd-hpa

    e inserire la nuova directory del server tftp quando viene richiesto.

    4.4.3 Server NFS

    Una volta che il computer ospite ha scaricato e avviato un kernel Linux e caricato il suo initrd, cercherà di montare l'immagine del filesystem Live tramite un server NFS.

    Bisogna installare il pacchetto nfs-kernel-server.

    Quindi, rendere disponibile l'immagine del filesystem via NFS aggiungendo una riga come la seguente in /etc/exports:

       /srv/debian-live *(ro,async,no_root_squash,no_subtree_check)

    e comunicare il nuovo export al server NFS con il seguente comando:

       # exportfs -rv

    Configurare questi tre servizi può essere un po' problematico. Serve un po' di pazienza per farli funzionare assieme. Per ulteriori informazioni, si veda il wiki syslinux ‹http://syslinux.zytor.com/wiki/index.php/PXELINUX› o il manuale del Debian Installer alla sezione per l'avvio TFTP da rete ‹http://d-i.alioth.debian.org/manual/en.i386/ch04s05.html›. Ciò può essere d'aiuto, considerato che il procedimento è molto simile.

    4.4.4 Come provare una netboot

    La creazione di immagini netboot è resa semplice dal potere di live-build, ma provare le immagini su una macchina reale può essere davvero dispendioso in termini di tempo.

    Per semplificarsi la vita, si può usare la virtualizzazione. Ci sono due soluzioni.

    4.4.5 Qemu
  • Installare qemu, bridge-utils, sudo.
  • Modificare /etc/qemu-ifup:

       #!/bin/sh
       sudo -p "Password for $0:" /sbin/ifconfig $1 172.20.0.1
       echo "Executing /etc/qemu-ifup"
       echo "Bringing up $1 for bridged mode..."
       sudo /sbin/ifconfig $1 0.0.0.0 promisc up
       echo "Adding $1 to br0..."
       sudo /usr/sbin/brctl addif br0 $1
       sleep 2

    Procurarsi o compilare grub-floppy-netboot (su svn).

    Lanciare qemu con "-net nic,vlan=0 -net tap,vlan=0,ifname=tun0"

    4.4.6 VMWare Player
  • Installare VMWare Player (edizione "free as in beer")
  • Creare una directory PXETester, e crearvi all'interno un file di testo chiamato pxe.vwx
  • Vi si copi dentro questo testo:
  •    #!/usr/bin/vmware
       config.version = "8"
       virtualHW.version = "4"
       memsize = "512"
       MemAllowAutoScaleDown = "FALSE"

       ide0:0.present = "FALSE"
       ide1:0.present = "FALSE"
       floppy0.present = "FALSE"
       sound.present = "FALSE"
       tools.remindInstall = "FALSE"

       ethernet0.present = "TRUE"
       ethernet0.addressType = "generated"

       displayName = "Test Boot PXE"
       guestOS = "other"

       ethernet0.generatedAddress = "00:0c:29:8d:71:3b"
       uuid.location = "56 4d 83 72 5c c4 de 3f-ae 9e 07 91 1d 8d 71 3b"
       uuid.bios = "56 4d 83 72 5c c4 de 3f-ae 9e 07 91 1d 8d 71 3b"
       ethernet0.generatedAddressOffset = "0"

  • Si può giocare con questo file di configurazione (ad esempio portando a 256 il limite della memoria)
  • Fare doppio click su questo file (o avviare il player VMWare e selezionare questo file).
  • Se viene posta qualche strana domanda durante l'esecuzione premere il tasto spazio...
  • 5. Panoramica degli strumenti

    Questo capitolo contiene una panoramica dei tre principali strumenti utilizzati nella creazione dei sistemi Debian Live: live-build, live-boot e live-config.

    5.1 live-build

    live-build è una raccolta di script, chiamati anche "comandi", usati per creare sistemi Debian Live.

    L'idea dietro live-build è di essere un'infrastruttura che utilizza una directory di configurazione per automatizzare totalmente e personalizzare tutti gli aspetti della creazione di un'immagine live.

    Molti concetti sono simili a quelli negli strumenti del pacchetto Debian debhelper scritto da Joey Hess:

  • Gli script hanno una locazione centrale per configurare le loro operazioni, in debhelper questa è la sottodirectory debian/ dell'albero di un pacchetto. Ad esempio dh_install cercherà, tra gli altri, un file chiamato debian/install per determinare quali file dovrebbero esistere in un certo pacchetto binario. Allo stesso modo, live-build salva la sua configurazione interamente in una sottodirectory config/.
  • Gli script sono indipendenti, vale a dire che è sempre sicuro eseguire ogni comando.
  • Al contrario di debhelper, live-build contiene uno strumento per generare una directory scheletro di configurazione, lb config, che può essere considerato simile a utilità come dh-make. Per maggiori informazioni su lb config si veda Il comando lb config.

    Il resto di questa sezione tratta i tre comandi più importanti:

  • lb config: responsabile dell'inizializzazione di una directory di configurazione del sistema live. Si veda Il comando lb config per maggiori informazioni.
  • lb build: responsabile di iniziare la creazione di un sistema live. Si veda Il comando lb per maggiori informazioni.
  • lb clean: responsabile della rimozione di parti della creazione di un sistema live. Si veda Il comando lb clean per maggiori informazioni.
  • 5.1.1 Il comando lb config

    Come discusso in live-build, gli script che compongono live-build attingono la loro configurazione da una singola directory chiamata config/. Dal momento che crearla a mano sarebbe dispendioso in termini di tempo e soggetto a errori, si può usare il comando lb config per creare la directory scheletro di configurazione.

    L'esecuzione di lb config senza argomenti crea una sottodirectory di config/ popolata con alcune impostazioni predefinite:

       $ lb config
       P: Creating config tree

       $ ls -l
       total 8
       drwxr-xr-x  3 user user 4096 Sep  7 13:02 auto
       drwxr-xr-x 22 user user 4096 Sep  7 13:02 config

       $ ls -l config/
       total 104
       -rw-r--r-- 1 user user 4197 Sep  7 13:02 binary
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_debian-installer
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_debian-installer-includes
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_grub
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_local-debs
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_local-hooks
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_local-includes
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_local-packageslists
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_local-udebs
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_rootfs
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 binary_syslinux
       -rw-r--r-- 1 user user 2051 Sep  7 13:02 bootstrap
       -rw-r--r-- 1 user user 1647 Sep  7 13:02 chroot
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_apt
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-hooks
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-includes
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-packages
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-packageslists
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-patches
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_local-preseed
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 chroot_sources
       -rw-r--r-- 1 user user 2954 Sep  7 13:02 common
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 includes
       -rw-r--r-- 1 user user  205 Sep  7 13:02 source
       drwxr-xr-x 2 user user 4096 Sep  7 13:02 templates

    L'uso di lb config senza argomenti è adatto ad utenti che necessitano di un'immagine di base o che intendono fornire in seguito una configurazione più completa tramite auto/config (per i dettagli vedere Gestire una configurazione).

    Normalmente si vorranno specificare delle opzioni, ad esempio per includere nella propria configurazione l'elenco del pacchetto "gnome":

       $ lb config -p gnome

    È possibile specificare molte opzioni, come:

       $ lb config --binary-images net --hostname live-machine --username live-user ...

    Una lista completa delle opzioni e' disponibile nel manuale di lb_config.

    5.1.2 Il comando lb build

    Il comando lb build legge la configurazione dalla directory config/ ed esegue ad un livello inferiore i comandi necessari a costruire il sistema live.

    5.1.3 Il comando lb clean

    Il compito del comando lb clean è di rimuovere diverse parti di una compilazione affinché quelle successive possano iniziare in un ambiente pulito.

    5.2 Il pacchetto live-boot

    live-boot è una raccolta di script che forniscono hook per initramfs-tools, utilizzato per generare un initramfs in grado di avviare sistemi live, come quelli creati da live-build. Questo include le ISO di Debian Live, archivi per l'avvio da rete e immagini per penne USB.

    All'avvio cercherà supporti in sola lettura che contengano una directory "/live" dove sia presente un filesystem root (spesso un'immagine compressa come squashfs). Se trovata, creerà un ambiente scrivibile usando aufs, per avviarsi da sistemi simili a Debian.

    Si possono trovare maggiori informazioni sui ramfs iniziali nel capitolo su initramfs del Debian Linux Kernel Handbook all'indirizzo ‹http://kernel-handbook.alioth.debian.org/›.

    5.3 Il pacchetto live-config

    live-config è costituito da script eseguiti all'avvio dopo live-boot per configurare automaticamente il sistema live. Gestisce attività quali impostare l'hostname, localizzazione e fuso orario, creare l'utente live, inibire compiti automatizzati tramite cron ed eseguire il login automatico dell'utente live.

    6. Gestire una configurazione

    Questo capitolo spiega come gestire una configurazione per una live sin dalla creazione iniziale, attraverso le successive revisioni e rilasci sia del software live-build che della stessa immagine live.

    6.1 Utilizzare auto per gestire i cambiamenti di configurazione

    Le configurazioni live raramente sono perfette da riuscire al primo colpo. Servono una serie di revisioni prima di essere soddisfatti. Comunque, possono verificarsi delle incoerenze tra una revisione ed un'altra se non si presta attenzione. Il problema principale è, una volta che ad una variabile è assegnato un valore predefinito, tale valore non sarà ricalcolato da altre variabili che possono cambiare in altre revisioni.

    Per esempio, durante la messa a punto della prima distribuzione, molte variabili 'dependent' sono date dalle caratteristiche della distribuzione. Quindi, se in seguito si decide di cambiare distribuzione, quelle variabili dipendenti continueranno a mantenere i vecchi valori i quali non sono più appropriati

    Un secondo relativo problema è che se si lancia lb config e si è aggiornato live-build ad una nuova versione il quale ha cambiato il nome di una o più variabili, si può scoprire ciò solamente con una revisione manuale delle variabili nei file config/*, bisogna che vengano risistemate, di nuovo, le appropriate opzioni.

    Tutto ciò potrebbe essere un fastidio terribile se non fosse per lo script auto/*, una semplice alternativa ai comandi lb config, lb build e lb clean che sono disegnati per aiutare nella gestione della configurazione. Basta creare un semplice script auto/config che contenga il comando lb config con le opzioni desiderate, e un auot/clean che rimuova i file contenenti i valori variabili di configurazione, cosi ogni volta saranno eseguiti lb config lb clean. Questo farà si che la configurazione sia sempre coerente da una revisione all'altra o dal rilascio delle varie versioni del live-build.

    6.2 Esempi di auto script

    Usare esempi di auto script come il seguente come punto di partenza per una nuova configurazione di live-build. Prendere nota che quando si chiama il comando lb che l'auto script wraps, si deve specificare il parametro noauto per essere sicuri che l'auto script chiamato di nuovo ricorsivamente. Non dimenticare, inoltre, di rendere lo script eseguibile (es. chmod 755 auto/*).

    auto/config

       #!/bin/sh
       lb config noauto \
           --packages-lists "standard" \
           "${@}"

    auto/clean

       #!/bin/sh
       lb clean noauto "${@}"
       rm -f config/binary config/bootstrap \
           config/chroot config/common config/source
       rm -f binary.log

    auto/build

       #!/bin/sh
       lb build noauto "${@}" 2>&1 | tee binary.log

    Facciamo un esempio di auto script per live-build basato sull'esempio precedente. Si possono copiare come punto di partenza.

       $ cp /usr/share/live/build/examples/auto/* auto/

    Modifica auto/config aggiungendo o togliendo le opzioni come meglio credi. Nel precedente esempio --packages-lists standard è impostato il valore predefinito.Cambiare questo in un valore appropriato per l'immagine ( o cancellarlo se si desidera utilizzare un valore predefinito) e aggiungere eventuali opzioni aggiuntive in continuazione delle righe che seguono.

    7. Panoramica sulla personalizzazione

    Questo capitolo mostra una panoramica dei vari metodi con i quali è possibile personalizzare un sistema Debian Live.

    7.1 Configurazione in fase di compilazione e di avvio

    La configurazione del sistema live è divisa in opzioni applicate in fase di compilazione e al momento dell'avvio. Le opzioni di compilazione sono ulteriormente divise in quelle che si verificano prima dell'avvio, applicate dal pacchetto live-boot, e quelle dopo l'avvio, applicate da live-config. Qualsiasi opzione in fase di avvio può essere modificata dall'utente specificandola al prompt di avvio. L'immagine può inoltre essere costruita con i parametri di avvio predefiniti in modo che quando tutti i valori predefiniti sono adatti gli utenti possano avviare direttamente il sistema senza specificare alcuna opzione. In particolare, l'argomento di lb --bootappend-live è costituito da tutte le opzioni da riga di comando del kernel predefinite in un sistema live, come persistenza dei dati, layout di tastiera o fuso orario. Per gli esempi si veda Personalizzare localizzazione e lingua.

    Le opzioni di configurazione in fase di compilazione sono descritte nel manuale di lb config, mentre quelle in fase di avvio nel manuale di live-boot e live-config. Sebbene i pacchetti live-boot e live-config siano installati nel sistema live che si sta costruendo si raccomanda, per un comodo riferimento quando si lavora alla propria configurazione, di installarli anche sul sistema che lo crea. Fare ciò risulta sicuro in quanto nessuno degli script contenuti viene eseguito, a meno che il sistema sia configurato come sistema live.

    7.2 Fasi della creazione

    Il processo di creazione è diviso in due fasi, con varie personalizzazioni applicate in sequenza a ciascuna di esse. La prima consiste nell'avvio, questa è la fase iniziale di popolamento della directory di chroot con i pacchetti atti a creare un sistema Debian di base. Viene quindi seguita dalla fase chroot che completa la costruzione della directory chroot e la popola con tutti i pacchetti elencati nella configurazione insieme a qualsiasi altro materiale; la maggior parte della personalizzazione dei contenuti avviene in questa tappa. La parte finale della preparazione dell'immagine è la fase binaria che genera un'immagine avviabile utilizzando i contenuti della directory chroot per costruire il file system pricipale per il sistema live, includere l'installatore e ogni altro materiale aggiuntivo sul supporto di destinazione al di fuori del file system del sistema live. Una volta che l'immagine è pronta viene creato, se abilitato, l'archivio dei sorgenti nella fase sorgenti.

    All'interno di ciascuna di queste fasi c'è una sequenza particolare in cui vengono applicati i comandi, sono organizzati in modo da assicurare che le personalizzazioni siano ragionevolmente stratificate. Ad esempio, nella fase chroot i preseed vengono applicati prima che qualsiasi pacchetto sia installato, i pacchetti vengono installati prima di qualsiasi file incluso localmente o le patch sono applicate e gli hook eseguiti dopo che tutto il materiale è a posto.

    7.3 Integrare la configurazione di lb con dei file

    Anche se lb config crea una configurazione scheletrica nella directory config/, per realizzare i propri obiettivi potrebbe essere necessario fornire dei file aggiuntivi nelle sottodirectory. A seconda di dove vengono memorizzati i file nella configurazione, possono essere copiati nel file system del sistema live o nel file system dell'immagine binaria, o fornire configurazioni per la creazione del sistema che sarebbe scomodo passare come opzioni da riga di comando. Si possono includere cose come elenchi personalizzati dei pacchetti, grafica personalizzata o script hook da eseguire sia al momento della compilazione che in fase di avvio; incrementando quindi la notevole flessibilità di debian-live con il proprio codice.

    7.4 Personalizzazione dei compiti

    I capitoli seguenti sono costituiti dai tipi di compito personalizzato che gli utenti eseguono solitamente: personalizzare l'installazione dei pacchetti, personalizzare i contenuti e personalizzare localizzazione e lingua coprono solo alcune delle cose che si potrebbero desiderare.

    8. Personalizzare l'installazione dei pacchetti

    Probabilmente la personalizzazione basilare di un sistema Debian Live è la scelta dei pacchetti da includere nell'immagine. Questo capitolo vi guiderà tra le varie opzioni in fase di costruzione per personalizzare l'installazione dei pacchetti di live-build. Le ampie scelte che influenzano quali pacchetti siano disponibili da installare nell'immagine sono le aree di distribuzione e archivio. Per essere sicuri di avere una ragionevole velocità di scaricamento, dovreste usare un mirror a voi vicino. Si possono inoltre aggiungere i propri repository per pacchetti di backport, sperimentali o personalizzati, o aggiungere i pacchetti direttamente come file. È possibile definire una propria lista di pacchetti da includere, usarne una predefinita di live-build, usare task di tasksel, o una combinazione di tutti e tre. Infine una serie di opzioni fornisce un certo controllo su apt, o aptitude se si preferisce, in fase di compilazione quando i pacchetti sono installati. Ciò può tornare utile se si usa un proxy, se si vuole disabilitare l'installazione dei pacchetti raccomandati per risparmiare spazio o controllare quali versioni dei pacchetti vengono installate con il pinning, giusto per citare alcune possibilità.

    8.1 Sorgenti dei pacchetti
    8.1.1 Distribuzione, le aree di archivio e le modalità

    La distribuzione che viene scelta ha un ampio impatto su quali pacchetti siano disponibili per essere inclusi nell'immagine live. Specificare il nome in codice, il predefinito per la versione Squeeze di live-build è squeeze; qualsiasi attuale distribuzione mantenuta negli archivi Debian può essere qui specificata con il suo nome in codice. (Per ulteriori dettagli consultare il Glossario). L'opzione --distribution non solo influenza la sorgente dei pacchetti nell'archivio, ma indica a live-build di comportarsi secondo la necessità per compilare ciascuna distribuzione supportata. Ad esempio se si vuole costruire un rilascio unstable, Sid, specificare:

       $ lb config --distribution sid

    All'interno dell'archivio della distribuzione, le aree d'archivio sono divisioni importanti. In Debian queste sono main, contrib e non-free; soltanto main contiene il software che è parte ufficiale della distribuzione Debian, perciò questa è la predefinita. Possono essere specificati uno o più valori:

       $ lb config --archive-areas "main contrib"

    Attraverso l'opzione --mode è disponibile un supporto sperimentale per alcune derivate di Debian; per impostazione predefinita, questa opzione è impostata su debian, anche se si sta costruendo un sistema diverso da Debian. Se si specifica --mode ubuntu o --mode emdebian, saranno gestiti i nomi della distribuzione e le aree di archivio per la derivata specificata e non quelli di Debian. La modalità cambia anche il comportamento di live-build per adattarlo alle derivate.

    Nota: I progetti per i quali sono state aggiunte tali modalità sono i principali responsabili nel supportare gli utenti di queste opzioni. Il progetto Debian Live, a sua volta, fornisce sostegno allo sviluppo solamente sulla base dell'impegno migliore, sui feedback dei progetti derivati così come non sviluppiamo o sosteniamo queste derivate.

    8.1.2 Mirror delle distribuzioni

    L'archivio Debian è replicato attraverso una vasta rete di mirror in tutto il mondo cosicché chiunque in ogni nazione può selezionare il mirror più vicino per la migliore velocità di scaricamento. Ciascuna delle opzioni --mirror-* determina quale mirror della distribuzione è usato nei vari stadi della compilazione. Ricordando dalle Fasi della creazione che la fase di avvio è quando il chroot è inizialmente popolato da debootstrap con un sistema minimale e quella di chroot è quando viene creato il chroot usato per costruire il file system del sistema live. Perciò per queste fasi vengono usati i corrispondenti cambi di mirror, e in seguito, nella fase binaria vengono usati i valori di --mirror-binary e --mirror-binary-security sostituendo qualsiasi altro mirror usato nelle fasi iniziali.

    8.1.3 Mirror delle distribuzioni usati in fase di compilazione

    Per impostare i mirror delle distribuzioni usati in fase di compilazione ad uno locale, è sufficiente impostare --mirror-bootstrap e --mirror-chroot-security come segue.

       $ lb config --mirror-bootstrap http://localhost/debian/ \
                   --mirror-chroot-security http://localhost/debian-security/

    Il mirror chroot, specificato da --mirror-chroot, è impostato al valore di --mirror-bootstrap.

    8.1.4 Mirror delle distribuzioni usate durante l'esecuzione

    Le opzioni --mirror-binary* determinano i mirror delle distribuzioni inseriti nell'immagine binaria. Questi possono essere usati per installare pacchetti aggiuntivi mentre il sistema live è in funzione. Le impostazioni predefinite impiegano cdn.debian.net, un servizio che sceglie un mirror geograficamente vicino basandosi sul numero IP dell'utente. Questo è una scelta conveniente quando non si può pronosticare quale sarà il mirror migliore per tutti gli utenti. Oppure si può specificare il proprio valore come mostrato nell'esempio qui sotto. Un'immagine compilata con questa configurazione sarebbe adatta solamente ad utenti di una rete dove sia raggiungibile il "mirror".

       $ lb config --mirror-binary http://mirror/debian/ \
                   --mirror-binary-security http://mirror/debian-security/

    8.1.5 Repository addizionali

    Si possono aggiungere altri repository, ampliando così la scelta dei pacchetti al di là di quelli disponibili nella distribuzione di destinazione. Questi possono essere, per esempio, pacchetti di backport, sperimentali o personalizzati. Per configurare repository aggiuntivi, creare i file config/chroot_sources/vostro-repository.chroot, o config/chroot_sources/vostro-repository.binary. Come per le opzioni --mirror-*, queste controlleranno i repository usati nella fase chroot quando si compila l'immagine, e nella fase binary, ad esempio per usarli quando il sistema live è avviato.

    Per esempio, config/chroot_sources/live.chroot permette di installare pacchetti dal repository snapshot di debian live al momento della creazione del sistema live.

       deb http://live.debian.net/ sid-snapshots main contrib non-free

    Se si aggiunge la stessa riga in config/chroot_sources/live.binary, il repository verrà aggiunto alla directory /etc/apt/sources.list.d/ del sistema live.

    Se il file esiste, saranno prelevati automaticamente.

    Bisogna inoltre inserire la chiave GPG usata per firmare il repository nei file config/chroot_sources/vostro-repository.{binary,chroot}.gpg.

    Nota: alcuni repository di pacchetti preconfigurati sono disponibili per una facile selezione attraverso l'opzione --repository, per abilitare gli snapshot live è sufficiente un semplice comando:

       $ lb config --repository live.debian.net

    8.2 Scegliere i pacchetti da installare

    Ci sono diversi modi per scegliere quali pacchetti live-build installerà nell'immagine, coprendo una gamma di esigenze diverse. Si possono scegliere i pacchetti singolarmente, con l'opzione --packages per un numero limitato, o da un elenco per una quantità maggiore di pacchetti. È inoltre possibile selezionare elenchi predefiniti più grandi o utilizzare i task di APT. E infine inserire i file dei pacchetti nell'albero config/, che ben si adatta alla alle prove di pacchetti nuovi o sperimentali prima che siano disponibili in un repository.

    8.2.1 Scegliere pochi pacchetti

    Quando il numero dei pacchetti da aggiungere è esiguo è sufficiente specificare --packages. Per esempio:

       $ lb config --packages "package1 package2 package3"

    Quando si specifica un pacchetto che non esiste, il comportamento di live-build è determinato dalla scelta delle utilità di APT. Per ulteriori dettagli si veda Scegliere apt o aptitude.

    Se si necessita di specificare un gran numero di pacchetti o si desidera flessibilità su quali installare, usare gli elenchi dei pacchetti come discusso nella prossima sezione, Elenchi di pacchetti.

    8.2.2 Elenchi di pacchetti

    Gli elenchi di pacchetti sono un potente mezzo per esprimere quali pacchetti devono essere installati. La sintassi gestisce file inclusi e sezioni condizionali rendendo semplice la creazione di elenchi da altri elenchi e adattarli per l'uso in molteplici configurazioni. Si può usare un elenco predefinito fornendo una selezione modulare dei pacchetti da ciascuno dei principali ambienti desktop e alcuni elenchi per uso speciale, così come elenchi standard sui quali vi si basano altri. È inoltre possibile fornire i propri elenchi o usare una combinazione di entrambi.

    8.2.3 Elenchi predefiniti di pacchetti

    Il modo più semplice per usare gli elenchi è di specificarne uno o più con l'opzione --packages-lists. Per esempio:

       $ lb config --packages-lists "gnome-core rescue"

    In aggiunta a questi elenchi, live-build ne gestisce quattro virtuali: gnome-desktop, kde-desktop, lxde-desktop and xfce-desktop, ciascuno dei quali fornisce una selezione più estesa di pacchetti che corrisponde ai predefiniti dell'installatore Debian per ciascun ambiente desktop. Per ulteriori dettagli si veda Task per desktop e lingua.

    Nota: Le immagini pre-costruite di GNOME, KDE, LXDE e XFCE disponibili per essere scaricate da ‹http://live.debian.net› sono costruite usando i corrispondenti elenchi *-desktop virtuali.

    Il percorso predefinito per i file elenco sul sistema è /usr/share/live/build/lists/. Per determinare i pacchetti in un dato elenco, si legga il file corrispondente, prestando attenzione ai file inclusi e condizionali come descritto nella sezioni seguenti.

    8.2.4 Elenchi locali dei pacchetti

    Gli elenchi si possono integrare o sostituire interamente usando quelli locali dei pacchetti in config/chroot_local-packageslists/.

    Per essere processati, questi elenchi devono avere il suffisso .list. I locali sovrascrivono sempre quelli forniti con live-build, questo può causare effetti indesiderati perciò si raccomanda di usare nomi univoci.

    8.2.5 Elenchi locali di pacchetti binari

    Nel caso in cui si desideri includere dei pacchetti .deb alla directory pool/ della live (senza installarli sull'immagine) bisogna usare gli elenchi utilizzando quelli locali dei pacchetti binari situati in config/binary_local-packageslists/. Tale supporto può essere utilizzato come immagine personalizzata di Debian per installazioni non in linea.

    Per essere processate le liste dei pacchetti che si trovano nella directory deve avere un suffisso .list.

    8.2.6 Estendere un'elenco di pacchetti usando gli include

    Gli elenchi di pacchetti inclusi in live-build fanno un notevole uso di include. Far riferimento a questi nella directory /usr/share/live/build/lists/, in quanto portano ottimi esempi su come scrivere i propri.

    Per esempio, per creare un elenco che includa quello predefinito di gnome più iceweasel, creare config/chroot_local-packageslists/mygnome.list con i seguenti contenuti:

       #include <gnome>
       iceweasel

    8.2.7 Usare condizioni all'interno degli elenchi di pacchetti

    Ognuna delle variabili di configurazione di live-build situate in config/* (senza il prefisso LB_) possono essere utilizzate per istruzioni condizionali nell'elenco dei pacchetti. In genere questo significa qualsiasi opzione di lb config in maiuscolo e con trattini cambiati in trattini bassi; ma in pratica è la sola ad influenzare la selezione dei pacchetti che abbia senso, come DISTRIBUTION, ARCHITECTURE o ARCHIVE_AREAS.

    Per esempio, per installare ia32-libs se è specificata --architecture amd64:

       #if ARCHITECTURE amd64
       ia32-libs
       #endif

    Si può verificare per ognuna di una serie di valori, ad esempio per installare memtest86+ specificando sia --architecture i386 sia --architecture amd64:

       #if ARCHITECTURE i386 amd64
       memtest86+
       #endif

    È possibile provare altre variabili che contengano più di un valore, ad esempio per installare vrms specificando sia da contrib sia da non-free tramite --archive-areas:

       #if ARCHIVE_AREAS contrib non-free
       vrms
       #endif

    Una condizione può coinvolegere una direttiva #include:

       #if ARCHITECTURE amd64
       #include <gnome-full>
       #endif

    Le condizioni nidificate non sono supportate.

    8.2.8 Task

    L'installatore Debian offre all'utente la scelta di vari elenchi di pacchetti pre-selezionati, ognuno dei quali focalizzato su un particolare tipo di sistema, o il tipo di attività per cui utilizzarlo, come "Graphical desktop environment", "Mail server" o "Laptop". Questi elenchi sono chiamati "task" e sono gestiti da APT atraverso il campo"Task:". In live-build si possono specificare uno o più task per mezzo dell'opzione --tasks, come nell'esempio seguente.

       $ lb config --tasks "mail-server file-server"

    I task principali disponibili nell'installatore Debian possono essere elencati nel sistema live con tasksel --list-tasks. I contenuti di ogni task, inclusi quelli non inclusi in questo elenco, possono essere esaminati con tasksel --task-packages.

    8.2.9 Task per desktop e lingua

    I task per i desktop e la lingua sono un caso speciale. Nell'installatore Debian, se il supporto è stato preparato per un particolare ambiente desktop, il corrispondente task verrà automaticamente installato. Perciò ci sono i task gnome-desktop, kde-desktop, lxde-desktop e xfce-desktop, nessuno dei quali è offerto nel menu di tasksel. Allo stesso modo, non c'è nessuna voce nel menu per i task delle lingue, ma la scelta della lingua dell'utente durante l'installazione influenza la selezione dei corrispondenti task della lingua.

    Perciò in live-build a questi casi particolari è anche data particolare considerazione, ma con tre differenze notevoli al momento in cui si scrive.

    Primo, non è stata fatta ancora alcuna previsione sui task della lingua, sebbene sia incluso un sottoinsieme di questi pacchetti specificando lb config --language. Se servono questi task, i quali includono cose come caratteri specifici per la lingua e pacchetti dei metodi di input, vanno specificati nella configurazione. Per esempio:

       $ lb config --tasks "japanese japanese-desktop japanese-gnome-desktop"

    Secondo, live-build gestisce gli elenchi *-desktop virtuali dei pacchetti per ogni tipo di desktop menzionato sopra, il quale seleziona l'elenco predefinito standard-x11, il corrispondente task *-desktop e tre task addizionali: desktop, standard e laptop. Così per esempio, se si specifica --packages-lists gnome-desktop, è l'equivalente di --packages debian-installer-launcher --packages-lists standard-x11 --tasks "gnome-desktop desktop standard laptop".

    Terzo, se viene selezionato uno qualsiasi dei task per i vari desktop, sia esplicitamente con --tasks o implicitamente con --packages-lists, live-build pre-imposterà il corrispondente valore desktop per l'installatore Debian (se incluso) per garantire che segua le proprie regole per installare i vari tipi di desktop.

    Nota: Esiste anche l'opzione sperimentale --language con lo scopo di sovrapporsi ai task della lingua. Se --language è specificato, per ogni lingua per la quale sia nota la presenza di pacchetti *-l10n questi verranno installati. Inoltre se uno dei modelli syslinux corrisponde alla lingua trovata, questi saranno usati al posto di quello inglese predefinito. La selezione dei pacchetti fatta con --language è un'approssimazione dei task della lingua, in quanto richiede che l'elenco dei pacchetti da includere per ogni lingua sia mantenuta all'interno di live-build, oltretutto i task della lingua sono più completi e flessibili; per quanto l'aspetto di syslinux sia comunque utile. Quindi utilizzando --bootloader syslinux, e se i modelli per la lingua specificata esistono in /usr/share/live/build/templates/syslinux/ o in config/templates/syslinux/, si può considerare questa opzione, eventualmente in combinazione con i task per garantire che vengano installati tutti i pacchetti interessati. Esempio:

       $ lb config --language es

    Anche così è limitato dal fatto che gestisce una sola lingua e un solo bootloader. Pertanto, per tutte queste ragioni, il futuro di questa opzione è in revisione, potrebbe essere sostituito con qualcosa di totalmente diverso nel prossimo rilascio di live-build.

    8.3 Installare pacchetti modificati o di terze parti

    Nonostante sia contro la filosofia di Debian Live, a volte può essere necessario creare un sistema live con versioni modificate dei pacchetti nel repository Debian. Questo per modificare o gestire funzionalità aggiuntive, lingue e marchi, o anche rimuovere elementi non desiderati da pacchetti esistenti. Allo stesso modo, i pacchetti di "terze parti" possono essere utilizzati per aggiungere funzionalità proprietarie o su misura.

    Questa sezione non tratta la compilazione e il mantenimento di pacchetti modificati. Può comunque essere interessante leggere "How to fork privately" di Joachim Breitner: ‹http://www.joachim-breitner.de/blog/archives/282-How-to-fork-privately.html› La creazione di pacchetti su misura è esposta nella "Guida per il nuovo Maintainer" all'indirizzo ‹http://www.debian.org/doc/maint-guide/› e altrove.

    Ci sono due modi per installare pacchetti personalizzati:

  • chroot_local-packages
  • Utilizzare repository APT personalizzati
  • Usando chroot_local-packages è più semplice da ottenere e utile per una personalizzazione "una tantum" ma ha una serie di svantaggi, mentre un repository APT personalizzato è più laborioso da configurare.

    8.3.1 Utilizzare chroot_local-packages per installare pacchetti personalizzati

    Per installare un pacchetto personalizzato copiarlo nella directory config/chroot_local-packages/; i pacchetti al suo interno verranno installati automaticamente durante la creazione del sistema live, non è necessario specificarli altrove.

    I pacchetti devono essere nominati nel modo prescritto, un metodo semplice per farlo è usare dpkg-name.

    L'utilizzo di chroot_local-packages per l'installazione di pacchetti personalizzati presenta degli svantaggi:

  • non è possibile usare secure APT
  • è necessario installare i pacchetti adeguati nella directory config/chroot_local-packages/.
  • non si presta a salvare le configurazioni di Debian Live nel controllo di versione.
  • 8.3.2 Utilizzare un repository APT per installare pacchetti personalizzati

    A differenza di chroot_local-packages, quando si usa un repository APT personalizzato è necessario assicurarsi di specificare altrove i pacchetti. Per i dettagli si veda Scegliere i pacchetti da installare.

    Sebbene creare un repository APT possa sembrare uno sforzo inutile, l'infrastruttura può facilmente essere riutilizzata in un secondo momento per offrire aggiornamenti dei pacchetti modificati.

    8.3.3 Pacchetti personalizzati e APT

    live-build utilizza APT per installare tutti i pacchetti nel sistema live in modo da ereditare i comportamenti di questo programma. Un esempio rilevante è che (considerando una configurazione predefinita) dato un pacchetto disponibile in due repository differenti con numeri di versione diversi, APT sceglie di installare quello con il numero di versione più alto.

    A causa di questo si può voler incrementare il numero della versione nei file debian/changelog dei pacchetti personalizzati per accertare che la propria versione avrà la precedenza sui repository Debian ufficiali. È anche ottenibile modificando le preferenze del APT pinning del sistema live, si veda APT pinning per maggiori informazioni.

    8.4 Configurare APT in fase di costruzione

    APT è configurabile tramite una serie di opzioni applicate solo in fase di costruzione (la configurazione di APT utilizzata nel sistema live in esecuzione può essere configurata nel solito modo, ovvero includendo le impostazioni appropriate attraverso config/chroot_local_includes/). Per un elenco completo, cercare nel manuale di lb_config le opzioni che iniziano con apt.

    8.4.1 Scegliere apt o aptitude

    Per installare pacchetti in fase di compilazione si può optare sia per apt sia per aptitude, l'argomento --apt di lb config determina quale usare. Sceglie il metodo implementando il comportamento preferito per l'installazione dei pacchetti, la notevole differenza è come vengono gestiti quelli mancanti.

  • apt: se viene specificato un pacchetto mancante, l'installazione avrà esito negativo; questo è l'impostazine predefinita.
  • aptitude: se viene specificato un pacchetto mancante, l'installazione avrà successo.
  • 8.4.2 Utilizzare un proxy con APT

    Una configurazione di APT spesso richiesta è di amministrare la creazione di un'immagine dietro un proxy, lo si può specificare con le opzioni --apt-ftp-proxy o --apt-http-proxy secondo necessità:

       $ lb config --apt-http-proxy http://proxy/

    8.4.3 Modificare APT per risparmiare spazio

    Si può aver bisogno di risparmiare dello spazio sul supporto dell'immagine, in tal caso una o entrambe delle seguenti opzioni possono essere d'interesse.

    È possibile non includere gli indici di APT con:

       $ lb config --binary-indices false

    Questo non influenzerà le voci in /etc/apt/sources.list, determina solo se /var/lib/apt contiene o meno i file degli indici. Il compromesso è che APT necessita di quegli indici per operar enel sistema live, perciò prima di eseguire apt-cache search o apt-get install, per esempio, l'utente deve usare prima apt-get update per crearli.

    In caso si trovi che l'installazione dei pacchetti raccomandati appesantisca troppo l'immagine, si può disabilitare l'opzione predefinita di APT con:

       $ lb config --apt-recommends false

    Qui il compromesso è dato dal fatto che se non si installano i raccomandati per un certo pacchetto, ovvero "pacchetti che si trovano assieme a questo eccetto in installazioni non usuali" (Debian Policy Manual, paragrafo 7.2), saranno omessi alcuni di quelli realmente necessari. Si suggerisce pertanto di verificare la differenza ottenuta nel proprio elenco di pacchetti disabilitando i raccomandati (vedere il file binary.packages generato da lb build) e includere nuovamente in esso quelli omessi che si desiderano installare. In alternativa, se si desidera lasciare un modesto numero di raccomandati, li si lasci abilitati e si assegni ad APT un pin di priorità negativo sui pacchetti selezionati affinché non vengano installati, come spiegato in APT pinning.

    8.4.4 Passare opzioni ad apt o aptitude

    Se non c'è un'opzione di lb config per modificare il comportamento di APT nel modo desiderato, si usi --apt-options o --aptitude-options per passare opzioni tramite il proprio strumento APT. Consultare il manuale di apt e aptitude per i dettagli.

    8.4.5 APT pinning

    Si prega di leggere prima il manuale di apt_preferences(5). Il pinning può essere configurato sia in fase di costruzione sia di esecuzione; per la prima creare config/chroot_apt/preferences, per quest'ultima creare config/chroot_local-includes/etc/apt/preferences.

    Nell'ipotesi di creare un sistema live Squeeze e avendo la necessità di installare tutti i pacchetti live-* da Sid in questa fase, bisogna aggiungere Sid alle fonti di APT e farne il pinning affinché verranno installati da lì solo i pacchetti voluti e per tutti gli altri attingerà dalla distribuzione principale, Squeeze. Quanto segue servirà allo scopo:

       $ echo "deb http://mirror/debian sid main" > config/chroot_sources/sid.chroot
       $ cat >>config/chroot_apt/preferences <<END
       Package: live-*
       Pin: release n=sid
       Pin-Priority: 600

       Package: *
       Pin: release n=sid
       Pin-Priority: 1
       END

    Un valore negativo della priorità evita che un pacchetto venga installato, come nel caso in cui non se ne voglia uno raccomandato da un altro. Supponendo di costruire un'immagine di GNOME ma non si desidera che all'utente venga richiesto di salvare la password wifi nel portachiavi; in questo caso si vorrà omettere il pacchetto raccomandato gnome-keyring aggiungendo a config/chroot_apt/preferences la seguente definizione:

       Package: gnome-keyring
       Pin: version *
       Pin-Priority: -1

    9. Personalizzazione dei contenuti

    Questo capitolo tratta la personalizzazione dei contenuti del sistema live che va oltre la semplice scelta dei pacchetti da includere. Gli include permettono di aggiungere o sostituire file nell'immagine di Debian Live, gli hook permettono di eseguire comandi in fasi differenti della creazione e all'avvio, e la preconfigurazione permette di configurare i pacchetti quando vengono installati fornendo risposte alle domande di debconf.

    9.1 Include

    Anche se idealmente un sistema live Debian dovrebbe includere file forniti interamente dal pacchetti Debian non modificati, a volte è conveniente fornire o modificare parte del contenuto per mezzo di file. Utilizzando gli include, si può aggiungere (o sostituire) file arbitrari nell'immagine di Debian Live. Per usarli, live-build mette a disposizione tre meccanismi:

  • Include locali del chroot: permettono di aggiungere o sostituire file al file system chroot/Live. Vedere Live/chroot include locali per maggiori informazioni.
  • Include locali binari: permettono di aggiungere o sostituire file nell'immagine binaria. Vedere Include locali binari per maggiori informazioni
  • Include binari: permettono di aggiungere o sostituire specifici file Debian nell'immagine binaria, come le directory dei template e dei tool. Vedere Include binari per maggiori informazioni.
  • Si consulti il Glossario per ulteriori informazioni sulla distinzione tra immagini "Live" e "binarie".

    9.1.1 Live/chroot include locali

    Gli include locali del chroot possono essere usati per aggiungere o sostituire file nel filesystem chroot/Live in modo che possano essere utilizzati nel sistema live. Un utilizzo tipico è popolare la directory scheletro dell'utente (/etc/skel) che il sistema impiega per creare la home dell'utente. Un altro è quello di fornire file di configurazione che possono essere semplicemente aggiunti o sostituiti nell'immagine senza elaborazione; si veda Live/chroot hook locali se è necessaria l'elaborazione.

    Per includere i file si aggiungano semplicemente alla directory config/chroot_local-includes. Questa corrisponde alla directory root (/) del sistema live. Per esempio, per aggiungere un file /var/www/index.html nel sistema live, si usi:

       $ mkdir -p config/chroot_local-includes/var/www
       $ cp /path/to/my/index.html config/chroot_local-includes/var/www

    La configurazione avrà quindi il seguente schema:

       -- config
          [...]
           |-- chroot_local-includes
           |   `-- var
           |       `-- www
           |           `-- index.html
          [...]
           `-- templates

    Gli include locali del chroot vengono installati dopo l'installazione dei pacchetti in modo che tali file vengano in seguito sovrascitti.

    9.1.2 Include locali binari

    Si possono utilizzare include locali binari per inserire sul filesystem del supporto materiale come documentazione o video affinché sia immediatamente accessibile dopo l'inserimento dello stesso senza avviare il sistema live. Ciò funziona in modo simile agli include locali del chroot; supponendo che i file ~/video_demo.* siano video dimostrativi del sistema descritti da e collegati a una pagina HTML indice, basta copiare il materiale in #{config/binary_local-includes/} come segue:

       $ cp ~/video_demo.* config/binary_local-includes/

    Questi file appariranno nella directory principale del supporto live.

    9.1.3 Include binari

    live-build ha alcuni file standard (come la documentazione) inclusi nella configurazione predefinita di ogni supporto live. Ciò può essere disabilitato con:

       $ lb config --includes none

    In caso contrario il materiale verrà installato da live-build nella directory includes del filesystem in modo predefinito, oppure è possibile specificare un percorso alternativo con --includes.

    9.2 Hook

    Gli hook permettono di eseguire comandi nel chroot e nelle fasi binarie della creazione al fine di personalizzare l'immagine.

    9.2.1 Live/chroot hook locali

    Per eseguire comandi nella fase chroot, creare uno script hook contenente i comandi nella directory config/chroot_local-hooks. L'hook verrà eseguito nel chroot dopo che verrà applicata il resto della configurazione del chroot, ricordare quindi di garantire che la propria configurazione includa tutti i pacchetti e i file che l'hook necessita per funzionare. Vedere gli script d'esempio degli hook di chroot per i vari compiti di personalizzazione del chroot contenuti in /usr/share/live/build/examples/hooks da copiare o collegare nella propria configurazione.

    9.2.2 Hook in fase di avvio

    Per eseguire comandi all'avvio, è possibile fornire degli hook a live-config come spiegato nella sezione "Customization" del suo manuale. Controllare gli hook di live-config in /lib/live/config/ e notare i numeri sequenziali; fornire quindi i propri hook con una sequenza numerica appropriata, sia come include locali del chroot in config/chroot_local-includes/lib/live/config/, sia come pacchetto personalizzato come discusso in Installare pacchetti modificati o di terze parti.

    9.2.3 Hook binari locali

    Per eseguire comandi nella fase binaria, creare uno script hook che contenga i comandi in config/binary_local-hooks. L'hook verrà eseguito dopo tutti gli altri comandi binari, ma prima del binary_checksums, l'ultimo definitivo comando. I comandi nel proprio hook non vengono eseguiti nel chroot, perciò si faccia attenzione a non modificare nessun file al di fuori dell'albero di costruzione o si danneggerà il sistema! Vedere gli script d'esempio per gli hook binari per i vari compiti di personalizzazione dei binari in /usr/share/live/build/examples/hooks da copiare o collegare nella propria configurazione.

    9.3 Preconfigurare le domande di Debconf

    I file nella directory config/chroot_local-preseed sono considerati file di preconfigurazione di debconf e sono installati da live-build usando debconf-set-selections.

    Per ulteriori informazioni su debconf, vedere debconf(7) nel pacchetto debconf.

    10. Personalizzare i comportamenti durante l'esecuzione

    Tutte le configurazioni durante l'esecuzione sono eseguite da live-config. Vengono qui presentate alcune delle opzioni di live-config più comuni alle quali gli utenti sono interessati; una lista completa può essere trovata nel suo manuale.

    10.1 Personalizzare l'utente live

    Un'importante considerazione è che l'utente live viene creato all'avvio da live-boot e non da live-build durante la compilazione. Questo non solo influenza dove viene introdotto il materiale relativo all'utente nella creazione, come discusso in Live/chroot include locali, ma anche ogni gruppo e permesso associato all'utente live.

    È possibile specificare gruppi aggiuntivi ai quali l'utente live apparterrà preconfigurando il valore passwd/user-default-groups di debconf. Ad esempio, per aggiungere l'utente al gruppo fuse, inserire quanto segue ad un file nella directory config/chroot_local-preseed:

       debconf passwd/user-default-groups string audio cdrom dialout floppy video plugdev netdev powerdev fuse

    10.2 Personalizzare la localizzazione e la lingua

    Quando il sistema live si avvia, la lingua è inserita in tre fasi:

  • generazione della localizzazione
  • impostazione del layout di tastiera per la console
  • impostazione del layout di tastiera per X

    Quando si crea un sistema live la localizzazione predefinita è "locales=en_US.UTF-8". Per definire quale generare, si usi il parametro locales nell'opzione --bootappend-live di lb config:

       $ lb config --bootappend-live "locales=de_CH.UTF-8"

    Questo parametro può inoltre essere usato dalla riga di comando del kernel, specificando una localizzazione nella forma lingua_nazione.codifica.

    Sia la configurazione della tastiera in console sia di X dipendono dal parametro keyboard-layouts dell'opzione --bootappend-live. Si possono trovare le opzioni valide per i layout di X in /usr/share/X11/xkb/rules/base.xml (piuttosto che limitate alle due lettere del codice della nazione); per trovare il valore (i due caratteri) corrispondenti alla lingua, si cerchi con il nome inglese della nazione in cui si parla tale lingua:

       $ grep -i sweden -C3 /usr/share/X11/xkb/rules/base.xml | grep name
       <name>se</name>

    Per ottenere i file di localizzazione per il layout di tastiera tedesco e svizzero-tedesco in X:

       $ lb config --bootappend-live "locales=de_CH.UTF-8 keyboard-layouts=ch"

    Si può ottenere un elenco di valori validi della tastiera per la console con il seguente comando:

       $ for i in $(find /usr/share/keymaps/ -iname "*kmap.gz"); \
           do basename $i | head -c -9; echo; done | sort | less

    In alternativa è possibile utilizzare il pacchetto console-setup, uno strumento per configurare il layout della console tramite le definizioni di X (XKB); si può dunque impostare il layout in modo più preciso con le variabili keyboard-layouts, keyboard-variant, keyboard-options e keyboard-model; live-boot userà questi parametri anche per X. Ad esempio, per impostare un layout French-Dvorak (chiamato Bepo) su un sistema francese con una tastiera TypeMatrix, sia in console sia in X11:

       $ lb config --bootappend-live \
           "locales=fr_FR.UTF-8 keyboard-layouts=fr keyboard-variant=bepo keyboard-model=tm2030usb"

    10.3 Persistenza

    Uno dei paradigmi di un cd live è un sistema preinstallato eseguito da un supporto in sola lettura, come un cdrom, dove le modifiche non sopravvivono ai riavvii dell'hardware della macchina ospitante.

    Un sistema Debian Live è una generalizzazione di questo paradigma e di conseguenza oltre ai CD gestisce altri supporti; ma comunque, nel suo comportamento predefinito, deve essere considerato in sola lettura e tutte i cambiamenti fatti durante l'esecuzione del sistema verranno persi allo spegnimento.

    Persistenza è il nome comune per differenti tipi di soluzioni per salvare alcune o tutte queste modifiche con i riavii. Per capire come funziona potrebbe essere utile sapere che sebbene il sistema venga avviato ed eseguito da un dispositivo in sola lettura, le modifiche a file e directory vengono scritte su uno scrivibile, tipicamente un ram disk (tmpfs) e i dati sui ram disk non sopravvivono ai riavii.

    I dati immagazzinati su questo ramdisk andrebbero salvati un supporto scrivibile persistente come un hard disk, una chiave USB, una condivisione di rete o anche una sessione di un CD/DVD riscrivibile multisessione. Tutti questi supporti sono gestiti in Debian Live in modi differenti, e tutti tranne l'ultimo richiedono un parametro d'avvio speciale da specificare all'avvio: persistent.

    10.3.1 Persistenza completa

    Con "persistenza completa" si intende l'uso di una partizione scrivibile invece di un filesystem temporaneo (tmpfs) per salvare le modifiche al supporto in sola lettura (con il sistema COW, copy-on-write). Per utilizzare questa caratteristica, una partizione con un filesystem scrivibile e supportato ed etichettata come "live-rw" deve essere collegata al sistema in fase di avvio e il sistema va fatto partire con il parametro "persistent". Questa partizione potrebbe essere di tipo ext2 su un hard disk o una penna usb creata ad esempio con:

       # mkfs.ext2 -L live-rw /dev/sdb1

    Se si possiede già una partizione sul dispositivo basta solo cambiare l'etichetta con una delle seguenti:

       # tune2fs -L live-rw /dev/sdb1 # for ext2,3,4 filesystems
       # dosfslabel /dev/sdb1 live-rw # for a fat filesystem

    Ma siccome gli utenti dei sistemi live non hanno sempre la possibilità di utilizzare una partizione su disco rigido, e considerando che la maggior parte delle chiavi USB hanno scarse velocità di scrittura, la persistenza "completa" può anche essere usata con dei file immagine, è possibile creare un file che rappresenta una partizione e inserire questo file immagine anche su una partizione NTFS di un sistema operativo estraneo, qualcosa come:

       $ dd if=/dev/null of=live-rw bs=1G seek=1 # for a 1GB sized image file
       $ /sbin/mkfs.ext2 -F live-rw

    Quindi copiare il file live-rw su una partizione scrivibile e riavviare con il parametro d'avvio "persistent".

    10.3.2 Mount automatico della home

    Se durante l'avvio viene trovata una partizione (filesystem) su file immagine o una partizione etichettata come home-rw, questa verrà montata direttamente come /home, permettendo quindi la persistenza dei file che appartengono ad esempio all'utente predefinito. Può essere unita alla persistenza completa.

    10.3.3 Istantanee

    Le istantanee sono raccolte di file e directory che non vengono montate durante l'esecuzione ma copiate all'avvio da un dispositivo persistente al sistema (tmpfs) e risincronizzate al riavvio e spegnimento. Il contenuto di un'istantanea può risiedere su una partizione o file immagine (come i tipi menzionati poc'anzi) etichettati come live-sn, ma sotto forma di un semplice archivio cpio nominato live-sn.cpio.gz. Come sopra, all'avvio, i device a blocchi collegati al sistema vengono analizzati alla ricerca di una partizione o file così nominati. Un'interruzione di corrente durante l'esecuzione potrebbe portare ad una perdita di dati, per cui si può usare uno strumento che richiama live-snapshot --refresh per sincronizzare i cambiamenti importanti. Giacché non scrive continuamente sul dispositivo, questo tipo di persistenza è il sistema più comodo e veloce per dispositivi basati su memoria flash.

    Esiste anche un'istantanea della /home con etichetta home-sn.*; funziona come la principale ma viene applicata solo ad /home.

    Attualmente le istantanee non possono gestire la cancellazione dei file, al contrario della persistenza completa e il mount automatico della home.

    10.3.4 Sottotesto persistente

    Se un utente avesse bisogno di archiviazioni multiple dello stesso tipo per differenti posti o per test, come live-rw-casa e live-rw-lavoro, il parametro d'avvio persistent-subtext usato in congiunzione con persistent permetterà supporti persistenti multipli ma univoci. Un esempio potrebbe essere un utente che vuole usare una partizione etichettata come live-sn-sottotesto, userebbe: persistent persistent-subtext=sottotesto.

    10.3.5 Rimasterizzazione parziale

    Le modifiche in fase di esecuzione del tmpfs possono essere incluse in uno squashfs usando live-snapshot e aggiunte al cd per rimasterizzare la iso nel caso di un cd riscrivibile o aggiunto ad una sessione di un cd/dvd(rw) multisessione; live-boot monta tutti i filesystem /live in ordine o con il modulo del parametro d'avvio.

    11. Personalizzare l'immagine binaria

    11.1 Bootloader

    live-build usa syslinux come bootloader predefinito, il quale è configurato per restare in pausa continua sulla schermata d'avvio. Per cambiare questo comportamento, si passi --syslinux-timeout TIMEOUT a lb config. Questo valore è espresso in secondi, 0 (zero) disabilita completamente il tempo di attesa. Per maggiori informazioni vedere syslinux(1).

    11.2 Metadati ISO

    Quando si crea un'immagine binaria ISO9660, si possono usare le seguenti opzioni per aggiungere vari metadati testuali. Questo può aiutare a identificare facilmente la versione o la configurazione di un'immagine senza avviarla.

  • LB_ISO_APPLICATION/--iso-application NAME: descrive l'applicazione che sarà nell'immagine. La lunghezza massima per questo campo è di 128 caratteri.
  • * LB_ISO_PREPARER/--iso-preparer NAME: descrive il costruttore dell'mmagine, solitamente con alcuni dettagli per contattarlo. L'impostazione predefinita è la versione di live-build che si sta usando, il quale potrà essere utile in seguito per il debugging. La lunghezza massima per questo campo è di 128 caratteri.

  • LB_ISO_PUBLISHER/--iso-publisher NAME: descrive l'editore dell'immagine, solitamente con qualche dettaglio per contattarlo. La lunghezza massima lunghezza per questo campo è di 128 caratteri.
  • LB_ISO_VOLUME/--iso-volume NAME: specifica l'ID del volume dell'immagine. Questa è utilizzata come etichetta visibile all'utente su alcune piattaforme, come Windows e Apple Mac OS. La lunghezza massima per questo campo è di 128 caratteri.
  • 12. Personalizzare il Debian Installer

    Le immagini del sistema Debian Live possono essere integrate nel Debian Installer. Ci sono differenti tipi d'installazione che variano in cosa viene incluso e come agisce l'installatore.

    In questa sezione si presti attenzione all'uso delle lettere maiuscole quando si fa riferimento al "Debian Installer" - quando usato ci si riferisce all'installatore ufficiale Debian, niente altro. Spesso è abbreviato come "d-i".

    12.1 Tipologie del Debian Installer

    I tre principali tipi dell'installer sono:

    Debian Installer "normale": questa è un'immagine Debian Live con un kernel e un initrd separati i quali (quando viene selezionato da un appropriato bootloader) lancia un'istanza standard del Debian Installer, così come quando si scarica un'immagine di Debian e la si avvia. Le immagini che contengono un sistema live e un installatore indipendenti sono spesso definite "immagini combinate".

    In queste immagini, Debian è installata prendendo e installando pacchetti .deb usando ⌠debootstrap⌡# o cdebootstrap da supporti locali o dalla rete, risultante in un sistema Debian standard che viene installato sul disco rigido.

    L'intero processo può essere preimpostato e personalizzato in diversi modi; per ulteriori informazioni si vedano le corrispondenti pagine del manuale del Debian Installer. Una volta che si ha un file preimpostato che funzioni, live-build può inserirlo automaticamente nell'immagine e abilitarlo.

    Debian Installer "live": Questa è un'immagine Debian Live con un kernel ed un initrd separato (quando selezionato dall'appropriato bootloader) lanciata in un'instanza del Debian Installer.

    L'installazione procederà nello stesso modo di un'installazione "Regolare" come descritto sopra, ma allo stadio attuale dell'installazione del pacchetto, invece di usare debootstrap per prelevare e installare i pacchetti, l'immagine del filesystem live viene copiata sulla destinazione. Questo si ottiene con uno speciale udeb chiamato live-installer.

    Dopo questa fase, il Debian Installer continua normalmente, installando e configurando elementi come bootloader e utenti locali, ecc.

    Si noti: per supportare entrambi le voci dell'installer live o normale nel bootloader sullo stesso media, si deve disabilitare il live-installer dalla preconfigurazione #{live-installer/enable=false}.

    Debian Installer "Desktop": indipendentemente dal tipo del Debian Installer incluso, d-i può essere lanciato cliccando un'icona sul desktop, Questo è molto semplice in alcune situazioni. Per poterne usufruire deve essere incluso il pacchetto debian-installer-launcher.

    Si noti che live-build non include il Debian Installer nell'immagine in modo predefinito, bisogna che sia espressamente abilitato con lb config.Inoltre, affinché l'installatore "Desktop" funzioni, il kernel del sistema live deve corrispondere a quello usato dal d-i per l'architettura specificata. Per esempio:

       $ lb config --architecture i386 --linux-flavours 486 \
           --debian-installer live --packages debian-installer-launcher

    12.2 Personalizzare il Debian Installer con la preconfigurazione

    Come descritto nell'appendice B del manuale del Debian Installer all'indirizzo ‹http://www.debian.org/releases/stable/i386/apb.html›, "La preconfigurazione fornisce un modo per impostare le risposte alle domande poste durante il processo d'installazione senza la necessità di inserirle manualmente. Ciò permette di automatizzare totalmente molti tipi di installazione offrendo anche alcune caratteristiche normalmente non disponibili." Questo tipo di personalizzazione è compiuta in modo ottimale con live-build mettendo la configurazione in un file preseed.cfg incluso in config/binary_debian-installer/. Ad esempio per preconfigurare l'impostazione della localizzazione su en_US:

       $ echo "d-i debian-installer/locale string en_US" \
           >> config/binary_debian-installer/preseed.cfg

    12.3 Personalizzare il contenuto del Debian Installer

    Si può voler includere pacchetti udeb compilati localmente come componenti del d-i per scopi di sperimentazione o debug; per includerli nell'immagine inserirli in config/binary_local-udebs/. I file e le directory aggiuntivi o di rimpiazzo si possono includere nell'initrd dell'installatore in maniera simile agli Include locali del Live/chroot, inserendo il materiale in config/binary_debian-installer-includes/.

    Progetto

    13. Segnalare bug

    Debian Live è lungi dall'essere perfetta, ma con il vostro aiuto vogliamo avvicinarci il più possibile a questo livello. Non esitare a segnalare un bug: è meglio compilare un rapporto due volte che mai. Questo capitolo include alcune raccomandazioni su come presentare una buona segnalazione.

    Per gli impazienti

  • Per i problemi noti verificare sempre lo stato degli aggiornamenti dell'immagine sulla nostra pagina iniziale ‹http://live.debian.net/›.
  • Prima di inviare una segnalazione di bug provare a riprodurlo con le versione più recenti di live-build, live-boot e live-config.
  • Si cerchi di fornire informazioni il più dettagliate possibile riguardo il bug. Questo comprende (almeno) la versione di live-build, live-boot e live-config utilizzata e la distribuzione del sistema live che si sta costruendo.
  • 13.1 Problemi noti

    Giacché Debian testing e Debian unstable subiscono cambiamenti continui, quando si specifica l'una o l'altra come sistema di destinazione, può non essere sempre possibile una creazione che vada a buon fine.

    Se questo causa troppe difficoltà, non creare un sistema basato su testing o unstable ma usare piuttosto stable. live-build si basa su stable in modo predefinito.

    I problemi noti al momento sono elencati sotto la sezione "status" della nostra pagina iniziale ‹http://live.debian.net/

    Questo manuale non intende insegnare come identificare e risolvere correttamente i problemi dei pacchetti delle distribuzioni di sviluppo, tuttavia ci sono un paio di cose da provare: se la creazione di testing non va a buon fine provare con unstable; se non funziona nemmeno unstable tornare a testing ed effettuare il pinning da unstable alla nuova versione del pacchetto corrotto (si veda APT pinning per i dettagli).

    13.2 Ricostruire da zero

    Per essere certi che un particolare bug non sia causato dalla creazione di un sistema non pulito, ricostruire sempre l'intero sistema da zero per vedere se il bug sia riproducibile.

    13.3 Usare pacchetti aggiornati

    L'utilizzo di pacchetti datati può causare notevoli complicazioni nel tentativo di riprodurre (e alla fine risolvere) il problema. Assicurarsi che il sistema creato sia aggiornato e ogni pacchetto incluso nell'immagine lo sia a sua volta.

    13.4 Raccogliere informazioni

    Nella segnalazione si invita a fornire informazioni sufficienti. Dovrebbe almeno contenere l'esatta versione di live-build nella quale si è trovato il bug e i passi per riprodurlo. Con un po' di buon senso si può includere qualsiasi altro dettaglio rilevante che si ritiene utile per la risoluzione del problema.

    Affinché la segnalazione del bug sia migliore possibile, si richiedono almeno le seguenti informazioni:

  • Architettura del sistema ospitante
  • Versione di live-build sul sistema ospitante
  • Versione di live-boot sul sistema ospitante
  • Versione di live-config sul sistema live
  • Versione di debootstrap o cdebootstrap sul sistema ospitante
  • Architettura del sistema live
  • Distribuzione del sistema live
  • Versione del kernel sul sistema live
  • È possibile generare un registro del processo di costruzione usando il comando tee. Si raccomanda di farlo automaticamente con uno script auto/build; (si veda Gestire una configurazione per i dettagli).

       # lb build 2>&1 | tee build.log

    All'avvio, live-boot conserva un registro in /var/log/live.log (or /var/log/live-boot.log).

    Inoltre, per escludere altri errori, è sempre una buona idea creare un tar della propria directory config/ e caricarlo da qualche parte (non inviarlo come allegato alla mailing list), in modo che sia per noi possibile riprodurre gli errori incontrati. Se ciò causa problemi (ad esempio a causa della dimensione) si può utilizzare l'output di lb config --dump che produce un sommario dell'albero di configurazione (elenca i file nelle sottodirectory di config/ ma non le include).

    Ricordarsi che i file di registro da inviare vanno creati con l'impostazione della lingua inglese, ad esempio eseguendo il comando live-build preponendo LC_ALL=C oppure LC_ALL=en_US.

    13.5 Se possibile isolare il caso non andato a buon fine

    Se possibile, isolare il caso non andato a buon fine alla variazione più piccola che lo causa. Non è sempre facile da fare, perciò non preoccupatevi se non riuscite a gestirlo per la vostra segnalazione. Tuttavia, se si pianifica bene il ciclo di sviluppo adottando piccole modifiche per ogni iterazione, si riuscirà ad isolare il problema creando una configurazione semplificata che si avvicina all'attuale con l'aggiunta delle sole modifiche problematiche. Se si incontrano serie difficoltà nel trovare la causa, potrebbe essere che sono stati inseriti troppi cambiamenti in una sola volta e bisogna cambiare approccio.

    13.6 Segnalare il bug del pacchetto giusto

    Dove appare il bug?

    13.6.1 Durante la compilazione mentre esegue il bootstrap

    live-build avvia inizialmente un sistema Debian di base con debootstrap o cdebootstrap; può fallire a seconda dello strumento utilizzato e della distribuzione Debian che si sta avviando. Se il bug appare a questo punto controllare che l'errore sia relativo ad uno specifico pacchetto Debian (più probabile) o allo strumento di avvio stesso.

    In entrambi i casi non è un bug in Debian Live, ma piuttosto in Debian stessa che non può essere risolto direttamente. Si prega di inviare una segnalazione di bug riguardo l'utilità di avvio o il pacchetto che ha fallito.

    13.6.2 Durante la compilazione mentre installa i pacchetti

    live-build installa pacchetti aggiuntivi dall'archivio Debian e può fallire a seconda della distribuzione Debian e lo stato dell'archivio giornaliero.Se il bug appare a questo punto, controllare che l'errore sia riproducibile su un sistema normale.

    In questo caso non è un bug in Debian Live, ma piuttosto in Debian, inviare una segnalazione sul pacchetto che ha fallito. Si otterranno maggiori informazioni eseguendo debootstrap separatamente dal sistema live o eseguendo lb bootstrap --debug.

    Se si verifica un problema utilizzando un mirror locale o un qualsiasi tipo di proxy è bene riprodurlo avviando da un mirror ufficiale.

    13.6.3 In fase di avvio

    Se l'immagine non si avvia segnalarlo alla mailing list con le informazioni richieste in Raccogliere informazioni. Non dimenticare di menzionare come e quando l'immagine fallisce, in Qemu, VMWare o hardware reale. Se si utilizza un qualsiasi sistema di virtualizzazione provare sempre su hardware reale prima di segnalare un bug; anche fornire un'istantanea dello schermo può essere molto utile.

    13.6.4 In fase di esecuzione

    Se un pacchetto è stato installato con successo ma fallisce durante l'esecuzione del sistema live, si tratta probabilmente di un bug in Debian Live. Tuttavia,

    13.7 Fare la ricerca

    Prima di riportare il bug si prega di cercare sul web il messaggio d'errore o il sintomo ottenuti. Poiché è altamente improbabile essere l'unica persona ad incontrare un certo problema, c'è sempre la possibilità che sia stato discusso altrove e che siano stati proposte una soluzione, una patch o soluzione temporanea.

    Si dovrebbe prestare particolare attenzione alla mailing list di Debian Live così come la pagina iniziale del sito, in quanto contengono informazioni più aggiornate. Se tale informazione esiste si includa sempre un riferimento nella segnalazione del bug.

    In aggiunta bisogna controllare l'attuale elenco dei bug riguardanti live-build, live-boot e live-config per vedere se sia già stato segnalato qualcosa di simile.

    13.8 Dove segnalare i bug

    Il progetto Debian Live tiene traccia di tutti i bug sul Debian Bug Tracking System (BTS, sistema di tracciamento dei bug Debian), si veda ‹http://bugs.debian.org/› per le informazioni su come usarlo. È anche possibile utilizzare il comando reportbug dall'omonimo pacchetto.

    In genere bisogna riportare gli errori in fase di compilazione verso il pacchetto live-build, quelli di avvio verso live-boot e quelli in fase di esecuzione a live-config. Se non siete certi di quale sia il pacchetto appropriato o serve maggiore aiuto prima della segnalazione, inviate un messaggio in mailing list e vi aiuteremo a capire.

    Si noti che i bug trovati nelle distribuzioni derivate da Debian (come Ubuntu e altre) non vanno segnalati a Debian BTS a meno che non siano riproducibili anche su un sistema Debian utilizzando pacchetti ufficiali Debian.

    14. Lo stile nello scrivere codice

    Questo capitolo documenta lo stile usato per il codice di live-boot e gli altri.

    14.1 Compatibilità
  • Non usare sintassi o semantiche mirate alla shell Bash. Ad esempio, l'uso di costrutti array.
  • Utilizzare solo il sottoinsieme POSIX - ad esempio, usare $(foo) invece di `foo`.
  • È possibile verificare i propri script con "sh -n" e "checkbashisms".
  • 14.2 Rientri
  • Usare sempre i tab piuttosto che gli spazi.
  • 14.3 Ritorno a capo
  • Generalmente le righe sono composte da un massimo di 80 caratteri.
  • Utilizzare lo "stile Linux" per le interruzioni di riga:
  • Sbagliato:

       if foo; then
               bar
       fi

    Corretto:

       if foo
       then
               bar
       fi

  • Lo stesso vale per le funzioni:
  • Sbagliato:

       foo () {
               bar
       }

    Corretto:

       foo ()
       {
               bar
       }

    14.4 Variabili
  • Le variabili vanno sempre scritte in maiuscolo.
  • Le variabili usate in lb config iniziano sempre con il prefisso LB_.
  • Le variabili interne temporanee in live-build dovrebbero iniziare con il prefisso _LB_.
  • Le variabili locali iniziano con il prefisso live-build __LB_.
  • Le variabili in live-config relative ai parametri di avvio iniziano con LIVE_.
  • Tutte le altre variabili in live-config iniziano con il prefisso _.
  • Intorno alle variabili utilizzare le graffe; ad esempio scrivere ${FOO} invece di $FOO.
  • Proteggere sempre le variabili con le virgolette per rispettare potenziali spaziature: scrivere "${FOO}" e non ${FOO}.
  • Per ragioni di coerenza, usare sempre le virgolette quando si assegnano valori alle variabili:
  • Sbagliato:

       FOO=bar

    Corretto:

       FOO="bar"

  • Utilizzando variabili multiple, quotare l'intera espressione:
  • Sbagliato:

       if [ -f "${FOO}"/foo/"${BAR}"/bar ]
       then
               foobar
       fi

    Corretto:

       if [ -f "${FOO}/foo/${BAR}/bar" ]
       then
               foobar
       fi

    14.5 Varie
  • Per le chiamate a sed utilizzare "|" (senza virgolette intorno) come separatore, ad esempio "sed -e 's|foo|bar|'" (senza "").
  • Non utilizzare il comando test per prove o confronti, usare "[" "]" (senza ""); ad esempio "if [ -x /bin/foo ]; ..." e non "if test -x /bin/foo; ...".
  • Ove possibile utilizzare case invece di test, essendo più facile da leggere e più veloce in esecuzione.
  • 15. Procedure

    Questo capitolo documenta le procedure all'interno del progetto Debian Live per vari compiti che necessitano di cooperazione con altri team Debian.

    15.1 Aggiornamenti degli udeb

    Prima di effettuare dei commit di un udeb nel repository svn dell'installatore Debian va eseguito:

       $ ../../scripts/l10n/output-l10n-changes . -d

    15.2 Rilasci importanti

    Rilasciare una nuova versione stabile di Debian implica che molti team differenti lavorino insieme; ad un certo punto si inserisce il team Live che prepara le immagini del sistema live. I requisiti per fare ciò sono:

  • Un mirror contenente le versioni rilasciate per l'archivio debian, debian-security e debian-volatile al quale possa accedere il debian-live buildd.
  • Vanno resi noti i nomi dell'immagine (debian-live-VERSION-ARCH-FLAVOUR.iso).
  • Le liste dei pacchetti devono essere state aggiornate.
  • Bisogna sincronizzare i dati dal cd Debian (udeb esclude le liste).
  • Bisogna sincronizzare i file inclusi dal cd Debian (README.*, doc/*, ecc.).
  • Le immagini vengono create e ospitate su cdimage.debian.org.
  • 15.3 Rilasci minori
  • Bisogna nuovamente aggiornare i mirror di debian, debian-security e debian-volatile.
  • Le immagini vengono create e ospitate su cdimage.debian.org.
  • Inviare email di annuncio.
  • 15.3.1 Modello per l'annuncio di un rilascio minore.

    Si può generare un'email per l'annuncio dei rilasci minori usando il modello sottostante e il seguente comando:

       $ sed \
           -e 's|%major%|5.0|g' \
           -e 's|%minor%|5.0.2|g' \
           -e 's|%codename%|lenny|g' \
           -e 's|%release_mail%|2009/msg00007.html|g'

    Si prega di controllare attentamente l'email prima di inviarla e passarla ad altri per le correzioni.

       Debian Live images for Debian GNU/Linux %major% updated

       The Debian Live project is pleased to announce the availability of
       updated Live images for its stable distribution Debian GNU/Linux %major%
       (codename "%codename%").

       The images are available for download at:

           <http://cdimage.debian.org/cdimage/release/current-live/>

       This update incorporates the changes made in the %minor% point release,
       which adds corrections for security problems to the stable release
       along with a few adjustments for serious problems. A full list of the
       changes may be viewed at:

           <http://lists.debian.org/debian-announce/%release_mail%>

       It also includes the following Live-specific changes:

        * [INSERT LIVE-SPECIFIC CHANGE HERE]
        * [INSERT LIVE-SPECIFIC CHANGE HERE]
        * [LARGER ISSUES MAY DESERVE THEIR OWN SECTION]

       URLs
       ----

       Download location of updated images:

         <http://cdimage.debian.org/cdimage/release/current-live/>

       Debian Live project homepage:

         <http://live.debian.net/>

       The current stable distribution:

         <http://ftp.debian.org/debian/dists/stable>

       stable distribution information (release notes, errata etc.):

         <http://www.debian.org/releases/stable/>

       Security announcements and information:

         <http://www.debian.org/security/>

       About Debian
       -------------

       The Debian Project is an association of Free Software developers who
       volunteer their time and effort in order to produce the completely free
       operating system Debian GNU/Linux.

       About Debian Live
       -----------------

       Debian Live is an official sub-project of Debian which produces Debian
       systems that do not require a classical installer. Images are available
       for CD/DVD discs, USB sticks and PXE netbooting as well as a bare
       filesystem images for booting directly from the internet.

       Contact Information
       -------------------

       For further information, please visit the Debian Live web pages at
       <http://live.debian.net/> or alternatively send mail to
       <debian-live@lists.debian.org>.

    Esempi

    16. Esempi

    Questo capitolo affronta alcune costruzioni di esempio per specifici casi d'uso con Debian Live. Se si è nuovi nella costruzione di immagini Debian Live, raccomandiamo di dare innanzitutto un'occhiata ai tre tutorial in sequenza, dato che ciascuno insegna nuove tecniche che aiuteranno nell'uso e nella comprensione degli esempi rimanenti.

    16.1 Usare gli esempi

    Per usare questi esempi è necessario un sistema per costruirveli sopra che soddisfi i requisiti elencati in Requisiti e avere live-build installato come descritto in Installare live-build.

    Si noti che, per brevità, in questi esempi non specifichiamo un mirror locale da usare per la costruzione. Usando un mirror locale, si possono accelerare considerevolmente i download. Si possono specificare le opzioni quando si usa lb config, come descritto in Mirror delle distribuzioni usati in fase di compilazione o, più convenientemente, impostare il predefinito per il proprio sistema in /etc/live/build.conf. Si crei semplicemente questo file e si impostino in esso le corrispondenti variabili LB_MIRROR_* per il mirror desiderato. Ad esempio:

       LB_MIRROR_BOOTSTRAP="http://mirror/debian"
       LB_MIRROR_CHROOT="http://mirror/debian"
       LB_MIRROR_CHROOT_SECURITY="http://mirror/debian-security"

    16.2 Tutorial 1: un'immagine standard

    Caso d'uso: creazione di una prima semplice immagine, imparando i fondamenti di live-build.

    In questo tutorial genereremo un'immagine ISO ibrida di Debian Live contenente solo pacchetti base (senza Xorg) e alcuni pacchetti Debian Live di supporto, come primo esercizio sull'uso di live-build.

    Non può essere più semplice:

       $ mkdir tutorial1 ; cd tutorial1 ; lb config

    Esaminare i contenuti della directory config/; si noterà uno scheletro di configurazione pronto per essere personalizzato o, in questo caso, usato immediatamente per costruire un'immagine predefinita.

    Ora, come super-utente, si generi l'immagine, salvando un log con tee.

       # lb build 2>&1 | tee binary.log

    Presupponendo che tutto vada per il verso giusto, dopo un po' la directory corrente conterrà binary-hybrid.iso. Questa immagine ISO ibrida può essere avviata direttamente in una macchina virtuale come descritto in Provare un'immagine ISO con Qemu e Provare un'immagine ISO con virtualbox-ose, oppure masterizzata su un supporto ottico o ancora su una chiavetta USB come descritto rispettivamente in Masterizzare un'immagine ISO su un supporto fisico e Copiare un'immagine USB/HDD su una penna USB.

    16.3 Tutorial 2: servizio browser web

    Caso d'uso: creazione di un'immagine per servizio browser web, imparando come applicare le personalizzazioni.

    In questo tutorial verrà creata un'immagine adatta all'uso come browser web, che serve come introduzione alla personalizzazione delle immagini Debian Live.

       $ mkdir tutorial2 ; cd tutorial2 ; lb config -p lxde --packages iceweasel

    La scelta di LXDE per questo esempio riflette il desiderio di fornire un ambiente desktop minimale, dato che il punto focale dell'immagine è il singolo uso che abbiamo in mente, il browser web. Potremmo anche spingerci oltre e fornire una configurazione predefinita per il browser web in config/chroot_local-includes/etc/iceweasel/profile/, o pacchetti addizionali di supporto per la fruizione di vari tipi di contenuti web, ma lasciamo questo come esercizio per il lettore.

    Si generi l'immagine, ancora come super-utente, conservando un log come in Tutorial 1:

       # lb build 2>&1 | tee binary.log

    Di nuovo, si verifichi che l'immagine sia a posto e la si collaudi, come in Tutorial 1.

    16.4 Tutorial 3: un'immagine personalizzata

    Caso d'uso: creazione di un progetto per costruire un'immagine personalizzata che contiene i pacchetti preferiti da portare con sé in una chiavetta USB ovunque si vada, e che evolve in revisioni successive allorché i bisogni o le preferenze cambino.

    Dal momento che la nostra immagine personalizzata cambierà con le successive revisioni, e che vogliamo tener traccia di questi cambiamenti, andando per tentativi ed eventualmente tornando indietro se qualcosa non funziona, conserveremo la nostra configurazione nel popolare sistema di controllo di versione git. Useremo anche le migliori pratiche di auto-configurazione tramite gli script auto come descritto in Gestire una configurazione.

    16.4.1 Prima revisione

       $ mkdir -p tutorial3/auto
       $ cp /usr/share/live/build/examples/auto/* tutorial3/auto/
       $ cd tutorial3

    Modificare auto/config come segue:

       #!/bin/sh

       lb config noauto \
           --architecture i386 \
           --linux-flavours 686 \
           --packages-lists lxde \
           --packages "iceweasel xchat" \
           "${@}"

    Per prima cosa, --architecture i386 assicura che sul nostro sistema amd64 costruiamo una versione a 32-bit utilizzabile sulla maggior parte delle macchine. In secondo luogo, usiamo --linux-flavours 686 dato che non prevediamo di usare questa immagine su sistemi troppo vecchi. Terzo, abbiamo scelto la lista di pacchetti lxde per avere un desktop minimale. Infine, abbiamo aggiunto due pacchetti preferiti per cominciare: iceweasel e xchat.

    Costruire quindi l'immagine:

       # lb build

    Si noti che diversamente dai primi due tutorial, non occorre più digitare 2>&1 | tee binary.log dato che questo è ora incluso in auto/build.

    Una volta che l'immagine è stata collaudata (come in Tutorial 1) e che si è sicuri che funzioni correttamente, è il momento di inizializzare il repository git, aggiungendo solo gli script auto appena creati, e di fare poi il primo commit:

       $ git init
       $ git add auto
       $ git commit -a -m "Initial import."

    16.4.2 Seconda revisione

    In questa revisione ripuliremo la prima compilazione, aggiungeremo il pacchetto vlc alla configurazione, dunque avverrà una ricompilazione, verifica e commit.

    Il comando lb clean ripulirà tutti i file ottenuti con la precedente generazione eccetto la cache, che ci evita un nuovo download dei pacchetti. Ciò assicura che il successivo lb build eseguirà di nuovo tutti i passaggi per rigenerare i file dalla nuova configurazione.

       # lb clean

    Si modifichi ora auto/config per aggiungere il pacchetto vlc:

       #!/bin/sh

       lb config noauto \
           --architecture i386 \
           --linux-flavours 686 \
           --packages-lists lxde \
           --packages "iceweasel xchat vlc" \
           "${@}"

    Lanciare nuovamente la generazione:

      # lb build

    Verificare, e quando soddisfatti, eseguire il commit della revisione successiva:

       $ git commit -a -m "Adding vlc media player."

    Ovviamente sono possibili cambiamenti alla configurazione più complicati, magari aggiungendo file in sottodirectory di config/. Quando si esegue il commit di nuove revisioni, si faccia solo attenzione a non modificare manualmente o fare un commit dei file al livello superiore di config che contengono le variabili LB_*, giacché sono anche prodotti dell'assemblaggio, e che sono sempre ripuliti da lb clean e ricreati con lb config attraverso i loro rispettivi script auto.

    Siamo arrivati alla fine di questa serie di tutorial. Mentre sono possibili molti altri tipi di personalizzazioni, anche solo usando le poche caratteristiche esplorate in questi semplici esempi, può essere creata una varietà quasi infinita di immagini. Gli esempi rimanenti in questa sezione coprono diversi altri casi d'uso estrapolati dalle esperienze raccolte degli utenti Debian Live.

    16.5 Un client Kiosk VNC

    Caso d'uso: creazione di un'immagine con live-build per avviare direttamente un server VNC.

    Creare una directory con al suo interno una configurazione scheletrica costruita sulla base dell'elenco di standard-x11, tra cui gdm3, metacity e xtightvncviewer, disabilitando i raccomandati per ottenere un sistema minimale:

       $ mkdir vnc_kiosk_client
       $ cd vnc_kiosk_client
       $ lb config -a i386 -k 686 -p standard-x11 \
           --packages "gdm3 metacity xvnc4viewer" \
           --apt-recommends false

    Creare la directory /etc/skel e inserirvi un .xsession personalizzato per l'utente predefinito che lancerà metacity e avvierà xvncviewer, connesso alla porta 5901 su un server all'indirizzo 192.168.1.2:

       $ mkdir -p config/chroot_local-includes/etc/skel
       $ cat >config/chroot_local-includes/etc/skel/.xsession <<END
       #!/bin/sh

       /usr/bin/metacity &
       /usr/bin/xvncviewer 192.168.1.2:1

       exit
       END

    Costruire l'immagine:

       # lb build

    Buon divertimento.

    16.6 Un'immagine base per una chiavetta USB da 128M

    Caso d'uso: creazione di un'immagine standard con alcuni componenti rimossi affinché possa stare su una chiavetta USB da 128M, con lo spazio che rimane da usarsi come meglio si crede.

    Quando si cerca di ottimizzare un'immagine affinché sia contenuta in un supporto, è necessario capire il compromesso che si deve fare tra la dimensione e la funzionalità. In questo esempio, taglieremo solo quanto basta per far sì che il tutto stia in 128M, senza fare nient'altro che distrugga l'integrità dei pacchetti contenuti, come eliminare localizzazioni con il pacchetto localepurge o altre ottimizzazioni "intrusive". È da notare che non va usato --bootstrap-flavour minimal a meno che non si sappia cosa si sta facendo, come omettere la priorità dei pacchetti important che molto probabilmente produrrà un sistema live danneggiato.

       $ lb config -k 486 -p minimal --binary-indices false \
           --memtest none --apt-recommends false --includes none

    Costruire quindi l'immagine nel modo consueto:

       # lb build 2>&1 | tee binary.log

    All'autore del sistema al momento di scrivere, la seguente configurazione ha prodotto una immagine di 78Mbyte. Comparabile favorevolmente con i 166Mbyte prodotta dalla configurazione predefinita nel Tutorial 1.

    Ciò che salva più spazio, comparato alla costruzione di un'immagine standard su un sistema con architettura i386, è la selezione del solo kernel 486 invece che quello predefinito -k "486 686". Lasciando fuori anche gli indici di APT con --binary-indices false si può salvare una certa quantità di spazio, il compromesso è usare apt-get update prima di usare apt nel sistema live. Scegliendo la lista minima dei pacchetti si esclude il grosso pacchetto locales e le utilità associate. Saltare i pacchetti raccomandati con --apt-recommends false salva altro spazio, a scapito di alcuni pacchetti che ci si aspetta di trovare, come firmware-linux-free che potrebbe servire a supportare un certo hardware. Le restanti opzioni limano altre piccole quantità di spazio. Sta a voi decidere se le funzionalità sacrificate con ciascuna ottimizzazione valgono la pena.

    16.7 Un desktop KDE localizzato e l'installer

    Caso d'uso: creazione di un'immagine con il desktop KDE, localizzato per il portoghese brasiliano e che includa l'installatore.

    Si vuole creare un'immagine iso ibrida per architettura i386 usando il nostro desktop preferito, in questo caso KDE, contenente tutti gli stessi pacchetti che verrebbero installati dall'installatore Debian standard per KDE.

    Il problema iniziale è di scoprire i nomi dei task appropriati, attualmente, live-build non aiuta in questo. Si può essere fortunati o arrivarci con vari tentativi, ma c'è uno strumento grep-dctrl il quale può essere utilizzato per scavare nelle descrizioni in tasksel-data, perciò assicursi di avere entrambi questi pacchetti:

       # apt-get install dctrl-tools tasksel-data

    Ora si possono cercare i task appropriati:

       $ grep-dctrl -FTest-lang pt_BR /usr/share/tasksel/debian-tasks.desc -sTask,Description
       Task: brazilian-portuguese
       Description: Brazilian Portuguese environment
        This task installs programs, data files, and
        documentation that make it easier for Brazilian Portuguese speakers
        to use Debian.

    Con questo comando, si è scoperto che il task si chiama, abbastanza chiaramente, brazilian-portuguese. Ora per trovare i task correlati:

       $ grep-dctrl -FEnhances brazilian-portuguese /usr/share/tasksel/debian-tasks.desc -sTask,Description
       Task: brazilian-portuguese-desktop
       Description: Brazilian Portuguese desktop
        This task localises the desktop in Brasilian Portuguese.

       Task: brazilian-portuguese-kde-desktop
       Description: Brazilian Portuguese KDE desktop
        This task localises the KDE desktop in Brazilian Portuguese.

    Si userà l'opzione sperimentale --language, poiché live-build contempla i template syslinux per pt_BR (vedere Task per desktop e lingua per i dettagli). All'avvio verrà generata la lingua pt_BR.UTF-8 e selezionato pt-latin1 come layout della tastiera. Ora mettiamo insieme i pezzi:

       $ mkdir live-pt_BR-kde
       $ cd live-pt_BR-kde
       $ lb config \
           -a i386 \
           -k 486 \
           -p kde-desktop \
           --language pt_BR \
           --tasks "brazilian-portuguese brazilian-portuguese-desktop brazilian-portuguese-kde-desktop" \
           --bootappend-live "locales=pt_BR.UTF-8 keyboard-layouts=pt-latin1" \
           --debian-installer live \
           --packages debian-installer-launcher

    Si noti che è stato incluso il pacchetto debian-installer-launcher in modo da poter lanciare l'installer dal desktop della live, e che è stato anche specificato il kernel 486, dato che attualmente è necessario che il kernel dell'installer e quello del sistema live coincidano affinché il launcher funzioni correttamente.